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300 tra studenti, ricercatori e docenti riuniti in assemblea approvano una mozione: "Niente lezioni finché il DDL non verrà ritirato"

Dopo la delibera del 14 settembre in cui il Consiglio di Facoltà di Scienze ha rinviato l'approvazione della programmazione didattica - e di conseguenza l'inizio delle lezioni per l'Anno Accademico 2010-2011 - anche la base di Scienze mostra di condividere la protesta contro il DDL Gelmini. E rilancia, votando quasi all'unanimità (circa 250 voti favorevoli, 1 contrario e 5 astenuti) una mozione con la quale si impegna il Consiglio di Facoltà a non approvare la programmazione didattica finché il DDL non sarà ritirato dal Governo.


Una decisione netta che stavolta è stata espressa anche dalla base degli studenti, che costituivano la maggioranza dell'assemblea. Gli studenti sono i primi ad essere colpiti dallo slittamento delle lezioni, e proprio a loro si sono rivolti molti degli interventi, per spiegare che il conflitto in atto non è contro di loro, ma per la salvezza dell'università pubblica. I professori Persico, Rossi e Milani hanno illustrato i punti principali della protesta. Secondo Maurizio Persico "il taglio drastico al Fondo di Finanziamento Ordinario, utilizzato principalmente per pagare gli stipendi del personale delle università, e il blocco del turn-over che permette di sostituire solo il 50% di chi va in pensione porterà ad un complessivo calo dell'organico", nel paese Europeo che ha già il più basso rapporto tra docenti e studenti. "I ricercatori - continua Persico - saranno messi ad esaurimento, con dei contratti precari della durata complessiva massima di 8 anni al termine dei quali pochissimi di loro potranno essere assunti".


"Pisa - denuncia Milani - diverrà un'università di provincia, senza alcuna attrattiva fuori dalla Toscana. Non ci sarà alcun futuro per chi ricerca. Ho un sogno: un Governo che tratti dignitosamente l'università investendo l'1.5% del PIL. Il trattato di Lisbona prevede lo stanziamento del 3%. Adesso in Italia è solo lo 0.5%". Particolarmente efficace l'intervento del prof. Rossi che con la freddezza dei numeri illustra il futuro del nostro ateneo: "In Italia i docenti nel 2009 erano 60mila, nel 2014 saranno ridotti a 52mila. Pisa sarà colpita ancora di più: dal 2009 al 2014 ci sarà un calo del 20% di docenti, da 1767 a 1400".


Colpisce il fatto che le persone incaricate di esporre gli effetti dei tagli non siano stati scelti tra i ricercatori bensì tra i professori, a dimostrare che la riforma preoccupa tutte le fasce di docenza e che - almeno a Scienze - la solidarietà tra ricercatori e docenti è salda.

Dopo gli interventi introduttivi hanno preso la parola numerosi studenti e ricercatori, che a gran voce hanno chiesto che l'assemblea si esprimesse tramite una mozione, e che nella mozione fosse contenuta "l'unica mediazione possibile: il ritiro completo del DDL Gelmini". Federico Oliveri, ricercatore precario di Scienze per la Pace spiega: "il DDL Gelmini equivale alla cancellazione delle speranze di un'intera generazione, la mia. Vogliamo un futuro dentro l'università e ci viene negato". Si parla anche di quello che avviene nelle altre facoltà: "A Pisa - spiega un ricercatore - la scelta dell'astensione ha coinvolto il 70% dei ricercatori, e siamo decisi a non mollare. Il tempo è stretto, ed ogni tentennamento è un'espressione di consenso nei confronti del DDL". Neanche il tempo di finire la frase e nella platea circola la notizia che la data di discussione sul DDL Gelmini in Parlamento è stata anticipata dal 15 al 5 ottobre.


Nel corso della discussion si riconoscono anche"i limiti di questa forma di protesta", che, secondo Daniela Fabbrini della FLC-CGIL "da sola non basta: dobbiamo fare una manifestazione cittadina", a cui fa eco uno studente di Sinistra Per che lancia, per il 4, 5 e 6 ottobre una notte bianca dell'Università.


Emergono anche voci più critiche verso la forma di protesta adottata dai ricercatori da parte di uno studente di Fisica: "Due anni fa ho protestato e non è servito a niente, adesso non sono più disposto a fare sacrifici per una protesta statica. Andiamo a fare lezione in piazza".


L'ultimo dei professori ordinari ad intervenire è Giorgio Gallo, docente di Informatica e figura di spicco di Scienze per la Pace che esprime un disagio e una critica ai colleghi: "Noi docenti ci siamo mossi in ritardo. Non basta bloccare i consigli, dobbiamo prendere parola e partecipare alla mobilitazione". E conclude con amarezza: "Non è così drammatico se in una situazione così drammatica si perde un semestre".


A latere dell'assemblea abbiamo posto delle domande a Daniela Ceccarelli, ricercatrice di biologia, e Fabio Di Francesco, ricercatore di Chimica.


In primo luogo, un giudizio a caldo sull'assemblea.


Fabio Di Francesco: "Molto bella e partecipata, c'era un sacco di gente. Mi sarebbe piaciuto avere più interventi degli associati e degli ordinari. Sono contento soprattutto che ci sia stata la partecipazione degli studenti, che essendo appena finita l'estate finora erano stati i più assenti".


Qual è il vostro giudizio sulla posizione del corpo docente rispetto alla protesta dei ricercatori?


Fabio Di Francesco: "Penso che una grande parte degli associati e degli ordinari siano concordi con i motivi della protesta. Le differenze che si sono manifestate in altri dipartimenti dove è stata approvata la programmazione didattica sono dovute più che altro al ruolo istituzionale di alcuni docenti e alla scarsa speranza di riuscire ad essere incisivi su un governo che in diversi casi ha dimostrato di passare come uno schiacciasassi sulle istanze sociali. Ma le motivazioni sono ampiamente condivise da quasi tutto il corpo accademico".

Daniela Ceccarelli: "D'altra parte ci avrebbe fatto piacere sentire oggi la voce di più ordinari e associati per avere la loro opinione, per dare più forza al movimento.


Riguardo agli studenti avevate delle preoccupazioni riguardo alla possibilità che - essendo i soggetti direttamente colpiti dalla protesta - non vi aderissero?


Fabio Di Francesco: "Il timore che avevo era relativo  alla scarsa partecipazione. La mozione che è stata approvata di rinviare sine die l'approvazione della programmazione didattica a Scienze trae forza da un'assemblea molto ampia in cui sono stati gli studenti per primi - pur essendo i più danneggiati dalla protesta - ad assumere le posizioni più intransigenti".

Daniela Ceccarelli: "Io durante gli appelli di esame ho parlato con tutti gli studenti per illustrare la situazione, perché è importante la comunicazione con gli studenti. Da parte loro ho notato molta solidarietà verso i ricercatori e al tempo stesso molta preoccupazione per le sorti del loro percorso formativo, ma non ho mai pensato che gli studenti fossero in contrapposizione alla protesta, almeno a Biologia".


Le prossime mosse?


Fabio Di Francesco: "A questo punto non resta che cercare di estendere il più possibile questa protesta coordinandoci con gli altri atenei".



Fonte: Pisanotizie

Almeno un centinaio di persone tra studenti e dottorandi, ricercatori strutturati e precari, lavoratori esternalizzati e rappresentanze sindacali, docenti di I e II fascia ha partecipato all'assemblea pubblica tenutasi ieri mattina presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Pisa. Vista la situazione di crescente mobilitazione nell'ateneo contro il ddl Gelmini (blocchi delle programmazioni didattiche, rinvii di esami e lezioni, mozione del Senato Accademico di martedì 14 settembre), e considerato il rapido avvicinarsi della discussione della riforma alla Camera, prevista per la metà di ottobre, è stato deciso di proseguire la mobilitazione creando per la prima volta un gruppo di lavoro di ateneo che comprenda tutte le componenti universitarie (ricercatori strutturati e precari, studenti, docenti, tecnici amministrativi, rappresentanze sindacali) incaricato di decidere le prossime iniziative volte ad ottenere il ritiro del ddl e dei tagli previsti per il 2011.

Con l'assemblea di oggi Pisa aderisce infine alla mobilitazione nazionale contro il ddl Gelmini: accogliendo la decisione dell'assemblea nazionale tenutasi a Roma il 17 settembre, anche nell'ateneo pisano tra il 4 e il 6 ottobre si terranno iniziative di protesta. In particolare per il 6 ottobre è stata indetta una manifestazione pubblica.

Nel corso dell'assemblea è stata infine approvata una mozione, che fa seguito al documento approvato all'unanimità nel corso del Consiglio della Facoltà di Scienze politiche dello scorso 3 settembre.

"L'assemblea, composta da almeno un centinaio di persone tra studenti e dottorandi, ricercatori strutturati e precari, lavoratori esternalizzati e rappresentanze sindacali, e docenti di I e II fascia - si legge - ha ritenuto assolutamente prioritaria la necessità di unire le forze di tutte le diverse componenti dell'Università al fine di promuovere e organizzare in maniera congiunta e condivisa le prossime iniziative della mobilitazione a livello locale, regionale e nazionale, assicurandone la debita visibilità."

"Allo scopo di promuovere una più ampia  mobilitazione" è stata stabilita, come si legge nella mozione, "la creazione di un gruppo di lavoro aperto alle rappresentanze di tutte le componenti dell'Ateneo e capace di raccogliere tutte le differenti istanze, dando loro voce e reale possibilità di espressione, anche attraverso la programmazione di eventi ed iniziative in conformità con le possibili modalità di lotta attuabili dalle singole componenti".

L'assemblea ha inoltre deciso "l'organizzazione di una giornata di manifestazione pubblica per il 6 ottobre prossimo, aderendo alle tre giornate di mobilitazione nazionale indette dall'assemblea nazionale dei ricercatori tenutasi a Roma lo scorso venerdì 17 settembre". Si chiede inoltre, "che venga data integrale attuazione a quanto previsto dalla mozione approvata dall'ultimo Senato accademico del 14 scorso, in particolare quanto alla creazione di un tavolo interistituzionale dedicato alla situazione dell'Università e alla quale partecipino i tre Atenei toscani, le istituzioni locali, regionali e allargato ai parlamentari toscani".

Si comunica, infine, "quali prossimi appuntamenti della mobilitazione, l'assemblea che si terrà presso la Facoltà di Scienze MFN fissata per giovedì 23 alle ore 15, quella di lunedì 27 presso la Facoltà di Economia e quella di Ingegneria che si terrà ai primi di ottobre. In tali occasioni si provvederà a definire la composizione del tavolo congiunto e la data della sua prima riunione, oltre a fissare anche i punti programmatici della Assemblea generale d'Ateneo, che sarà convocata non appena saranno concluse le consultazioni per l'elezione del rettore".


fonte: Pisanotizie


Una decisione senza precedenti che dimostra la drammaticità della situazione in cui versa oggi l'Università Pubblica italiana, è quella presa nel pomeriggio di ieri dal Consiglio della Facoltà di Ingegneria. All'ordine del giorno della seduta vi era in discussione il problema della difficoltà di approvazione della Programmazione Didattica, per l'anno accademico 2010-2011.


E su iniziativa dello stesso Preside della Facoltà, Pierangelo Terreni, è stata approvata all'unanimità una delibera in cui si dice: "Verificata l'indisponibilità del corpo docente a svolgere compiti didattici superiori a quanto previsto dalle norme vigenti, constata l'impossibilità di approvare la programmazione didattica, per la conseguente mancanza di risorse, decide di rinviarne sine die l'approvazione".


Si è arrivati a questa clamorosa scelta dopo una presa d'atto della situazione che si è venuta a determinare: "La protesta dei Ricercatori ha messo in evidenza come da anni l'attività didattica della Facoltà si basi sulla dedizione e l'abnegazione di tutto il personale docente, profuse oltre il proprio dovere istituzionale"; e sottolinea come i recenti provvedimenti governativi siano "immotivatamente punitivi nei confronti dell'intera docenza universitaria".


Il Consiglio di Facoltà ha espresso anche la condivisione del documento approvato nell'ultima seduta dal Senato Accademico in merito al Ddl Gelmini e ai tagli previsti dal Governo.


Viene quindi da Ingegneria un segnale inequivocabile, un allarme lanciato non solo al mondo accademico ma a tutta la società sul futuro dell'Università Italiana. E se la settimana scorsa su iniziativa dei ricercatori era mancato il numero legale per l'approvazione della programmazione didattica - un'iniziativa sostenuta anche da parte del corpo docente e dagli studenti - ieri è avvenuto qualcosa di ancora più profondo con una delibera di Consiglio sostenuta da tutti i presenti.


Siamo di fronte, quindi, a un fatto torico con tutte le componenti del corpo accademico - studenti, tecnici, amministrativi, ricercatori, professori associati e ordinari - che hanno all'unanimità preso questa decisione.


"Se si applicherà questa finanziaria - dice Franco Failli, Ricercatore del Dipartimento di Ingegneria Meccanica - i tagli al turn-over dei docenti impediranno di rimpiazzare i moltissimi pensionandi dei prossimi anni con nuove leve. Inoltre, l'introduzione nella riforma Gelmini di una nuova figura di Ricercatore a tempo determinato non risolve il problema di affidare un ruolo docente ai Ricercatori attuali, ruolo riconosciuto in tutto il mondo (negli USA i Ricercatori sono chiamati semplicemente Assistant Professors).  I Ricercatori, sulla cui opera si fonda invece molta della didattica in tutte le Università, hanno pertanto deciso per quest'anno di attenersi strettamente ai loro doveri di legge".


"Il taglio alle retribuzioni contenute in Finanziaria - prosegue Paolo Di Marco, Professore Associato del Dip. di Energetica - non solo è molto consistente, raggiungendo per un docente a metà della sua carriera un valore cumulativo superiore a 100.000 euro nette senza considerare gli effetti su pensione e TFR. Esso è soprattutto un segno di mancanza di considerazione e rispetto per il nostro lavoro come categoria, addirittura penalizzata molto più di altre - quali Magistratura, Forze Armate e di Polizia - inizialmente soggette algli stessi tagli ma poi stralciate. Perché continuare a supplire volontariamente e gratuitamente alla mancanza di organico lavorando - per puro spirito di sacrificio e responsabilità verso gli studenti - il doppio o anche il triplo del dovuto, se questo impegno è irriso?"


"Queste proposte legislative- aggiunge Antonio Bicchi, Professore Ordinario e Presidente della Società Italiana di Automatica -colpiscono e possono distruggere lo spirito di collaborazione su cui si è basata la qualità, e talvolta la sopravvivenza stessa del sistema universitario italiano. Le proposte sono in sintonia con una immagine di inefficienza diffusa dai mass-media e dalla pubblicistica di alcuni autori, spesso universitari essi stessi".


fonte: Pisanotize

Per la prima volta nella storia dell’università di Torino, i ricercatori della facoltà di Scienze hanno annunciato un’astensione dalle attività didattiche a partire dal prossimo anno accademico. Il documento che ha reso nota questa decisione senza precedenti è stato sottoscritto da 140 sui 180 ricercatori presenti nella facoltà. A questa schiacciante maggioranza si sono aggiunti i 30 ricercatori della facoltà di matematica, che hanno controfirmato un altro documento insieme ai loro docenti, i 30 (su 37) di Psicologia e i due terzi dei ricercatori di Agraria. Nella stessa direzione stanno andando i ricercatori di Fisica, ai quali potrebbero aggiungersi quelli di Medicina e del Politecnico dove nei prossimi giorni saranno convocate alcune assemblee per decidere le forme di protesta contro il disegno di legge Gelmini che prevede la scomparsa della figura del ricercatore a tempo indeterminato.

Una protesta che segue quella già adottata dai ricercatori della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali della Federico II di Napoli dove dall’8 marzo scorso 110 ricercatori si astengono dagli insegnamenti previsti nel secondo semestre, limitandosi a fare didattica di sostegno e non quella «frontale» come prevede la legge del 1980 che ha istituito questa figura centrale, ma disconosciuta, nell’università italiana. Forme analoghe di protesta si stanno registrando a Cagliari, mentre i ricercatori dell’Alma Mater di Bologna hanno sottoscritto nel febbraio scorso un documento consegnato al Rettore in cui si chiede di adottare soluzioni per scongiurare una simile ipotesi.

I documenti che stanno circolando nell’università del capoluogo torinese denunciano i tagli operati dal governo al Fondo di finanziamento ordinario per l’università e del nuovo sistema di reclutamento prospettato nel Ddl che «portano gli atenei sull’orlo della bancarotta e strozzano ulteriormente le già scarse prospettive di carriera dei ricercatori estromettendoli dalle commissioni di concorso». Ma le polemiche più aspre si registrano sulla nuova figura del ricercatore a tempo determinato previsto nella riforma Gelmini.

Un contratto di massimo sei anni che si aggiunge all’attuale moltitudine di assegni, borse e contratti, estende la durata del precariato fino a 10 anni senza alcuna certezza di assunzione e rischia di aprire con i ricercatori confermati una «guerra tra poveri» sui concorsi da associato. I ricercatori torinesi sono convinti che l’introduzione di questa figura non risolverà il problema dell’enorme precariato esistente ma lo aggraverà.

La loro decisione minaccia di bloccare un terzo degli insegnamenti delle facoltà scientifiche. I presidi saranno costretti a chiedere l’affidamento delle cattedre mancanti all’esterno ricorrendo a docenti a contratto a titolo gratuito, visto che i tagli hanno ridotto il budget della sola facoltà di Scienze da circa 900 mila euro a poco più di 300 mila. Facile immaginare che non ci sarà la fila per coprire questi ruoli. C’è però anche una soluzione alternativa. Che i corsi vengano affidati ai docenti di ruolo. I ricercatori chiedono ai docenti di limitare la loro didattica sostitutiva ad un numero minimo di ore, da 90 a 120. Una richiesta che, secondo Lorenza Operti, vicepreside di Scienze, sarà valutata con attenzione, visto che già nel documento dei ricercatori di matematica discusso a febbraio «c’era una frase sulla solidarietà dei docenti che sottintendeva la richiesta ai docenti di non farsi carico della didattica lasciata dai ricercatori rendendo in questo caso inutile la loro astensione».

Una decisione verrà comunque presa il prossimo 25 marzo quando, in un consiglio di facoltà, i ricercatori proporranno che lo «sciopero bianco» venga esteso all’intera facoltà. Negli incontri che si sono succeduti negli ultimi giorni nelle commissioni didattiche è emersa la possibilità che anche i professori – gli associati e gli ordinari - solidarizzino con la protesta. «Sono molto d’accordo con le motivazioni dei ricercatori – afferma Lorenza Operti – meno sulle modalità. Ritengo che l’astensione dalla didattica sia qualcosa che va troppo in là nel tempo. Dovrebbe essere un’azione un po' più immediata. Penso alle lezioni in piazza, al volantinaggio, azioni forse un po' più soft, ma di effetto immediato».

Azioni che non vengono del resto escluse dagli stessi ricercatori che stanno riflettendo sulle conseguenze di una situazione inedita nella storia dell’università italiana. Per valutarne l’impatto, il loro orientamento è di convocare dopo il 25 una commissione paritetica composta da ordinari, associati, ricercatori e studenti che esaminino tutte le questioni legali che nasceranno. L’obiettivo è di presentare un documento al consiglio di facoltà del prossimo mese ed assumere una linea comune.

Il Ddl Gelmini è la goccia che ha scosso le ultime, residue, certezze dei ricercatori che vivono la condizione paradossale in cui la didattica è un obbligo e la ricerca è volontariato, quando invece dovrebbe essere il contrario. «I tagli bloccano la ricerca. Le macchine diventano nel frattempo obsolete, non ci sono soldi per comprare le riviste, assistiamo alla demoralizzazione di un’intera categoria – afferma Davide Levy, ricercatore in Scienze mineralogiche - La nostra è una protesta per fare capire che il mondo universitario si è stancato di questa situazione, i governi di destra e di sinistra devono capire che l’università è un valore culturale e morale di questo paese».

A differenza di un’immagine consolidata che attribuisce agli umanisti il primato della politica nell’università, da molti anni ormai il testimone è passato agli scienziati. Alessandro Ferretti, ricercatore in Fisica, spiega questo protagonismo con il fatto che «nelle nostre facoltà i ricercatori sono pressoché indispensabili per il funzionamento della didattica, oltre che della ricerca. Sono persone che hanno indipendenza di giudizio, abituate a confrontarsi a livello internazionale». Un’immagine confermata da Davide Levy per il quale «siamo meno legati ad una situazione baronale. Il rapporto con il professore ordinario è quasi paritetico. Nelle nostre facoltà riceviamo un grosso sostegno da parte dei professori e questo ci stimola a portare avanti la protesta».

La protesta dei ricercatori torinesi ha assunto il profilo di un’assunzione collettiva di responsabilità verso le generazioni future che non si rassegnano a fuggire all’estero a causa della guerra contro l’intelligenza che da più di vent’anni si sta conducendo in Italia. Ma è anche la ricerca di una soluzione per i 3 mila precari – età media 35 anni - che quest’anno, solo a Torino, non vedranno rinnovati i loro contratti a causa dei tagli incombenti. Ferretti conferma l’intenzione di formare un coordinamento congiunto tra ricercatori di ruolo e i precari per affrontare un’emergenza sociale di grandi dimensioni. Per Valentina Barrera, rappresentante dei precari della Flc-Cgil, «è urgente affrontare questo problema legato al transitorio. Dopo la chiusura del tavolo di ateneo con i soggetti colpiti dai tagli, chiederemo di riconvocare un tavolo a livello regionale. La nostra prospettiva resta la difesa del contratto da ricercatore a tempo indeterminato».


fonte: Il Manifesto
Martedì pomeriggio noi studenti e lavoratori precari abbiamo organizzato un'assemblea nella facoltà di Ingegneria, alla presenza della Direttrice, per informare tutti gli utenti della Biblioteca della Facoltà di Ingegneria della grave situazione che si è venuta a creare a seguito della riduzione dei finanziamenti destinati al Sistema Bibliotecario dal nostro Ateneo e per denunciare come inaccettabile la riduzione dell'orario di apertura in vigore da questa settimana, che prevede che la Biblioteca sia aperta solo dal lunedì al venerdì dalle 8:30 alle 19.

Nel giro di due mesi si è passati da un chiusura alle 23 ad una chiusura alle 19 e alla perdita dell'apertura al sabato mattina. A ciò si aggiunge il mancato rinnovo di numerosi abbonamenti di riviste che la nostra biblioteca non ha potuto rinnovare lo scorso anno a causa di un fortissimo taglio ai finanziamenti, che ha comportato il mancato rinnovo di 104 riviste, una risorsa indispensabile per tesisti, dottorandi, ricercatori e professori. Inoltre a causa della carenza di fondi, nel 2009 la Biblioteca di Ingegneria non ha potuto comprare alcun libro.

Questi tagli hanno provocato una serie di azioni di protesta da parte degli studenti dettate dalla preoccupazione riguardo alle elementari condizioni di studio e di ricerca nella nostra Università. Le Biblioteche dell’Università devono essere considerate una ricchezza comune per l’Ateneo e per la cittadinanza e anche un servizio che gli studenti contribuiscono a finanziare con le tasse. Un servizio fondamentale per un vero diritto allo studio. Studenti e lavoratori sono le figure che stanno pagando il conto più salato delle politiche di tagli fortissimi al sistema dell'Università Pubblica operate dal governo Berlusconi e delle scelte di gestione finanziaria dell’attuale Amministrazione Centrale.

A fronte di tutto ciò, gli studenti e i lavoratori esternalizzati, chiedono l’avvio tempestivo di un percorso, di carattere pubblico, sulla tematica che porti le istituzioni ad assumersi le proprie responsabilità e soprattutto ad impegnarsi, in tempi brevi, a reperire risorse finanziarie da destinare al sistema bibliotecario, sarebbero sufficienti poche decine di migliaia di euro. Inoltre riteniamo indispensabile una discussione in merito in tutti gli organi dell’Ateneo, partendo dai Consigli di Facoltà per arrivare al Senato Accademico.


Studenti e lavoratori della biblioteca di Ingegneria.
Non si arrestano le proteste contro i tagli al sistema bibliotecario di ateneo che stanno mettendo a rischio numerosi posti di lavoro, causando pesanti riduzioni a danno degli utenti per quanto riguarda sia i servizi forniti sia gli orari di apertura. E così ieri pomeriggio, è stata occupata e tenuta aperta fino alle 20:00 la biblioteca della Facoltà di Economia per protestare contro queste scelte dell'ateneo a difesa dei lavoratori e del diritto allo studio. Si tratta di una forma non nuova di protesta, infatti occupazioni simili sono verificate nelle scorse settimane anche a Lettere e a Scienze.

Questa iniziativa ha investito Economia dopo un'assemblea degli utenti e dei lavoratori della Biblioteca della Facoltà, svoltasi negli scorsi giorni per fare il punto sugli effetti drammatici dei tagli alle risorse, che hanno comportato da lunedì 8 Marzo la chiusura anticipata della struttura alle 18:00.

"In una facoltà in cui le ultime lezioni finiscono alle 19:10 - spiegano studenti e lavoratori della biblioteca di economia - il nuovo orario rende di fatto inaccessibile la Biblioteca a una buona parte degli studenti. Nella fascia oraria dalle 18:00 alle 20:00 l'affluenza degli studenti è sempre stata notevole, e nelle ore che vanno dalle 20:00 alle 23:00 era garantita la possibilità anche agli studenti lavoratori di accedere ai materiali didattici e agli spazi fondamentali per lo studio. Inoltre gli effetti dei tagli riguardano non solo le aperture e il diritto allo studio degli studenti ma anche 17 lavoratori esternalizzati che erano impiegati in queste fasce orarie. Infatti ognuno di loro ha perso il 50% delle ore lavorative e si ritrova con stipendi da fame."

Alla luce di tutto ciò ieri pomeriggio è stata intrapresa l'iniziativa di tenere aperta la Biblioteca oltre l'orario di chiusura previsto, garantendo così a tutti quanti gli utenti di rimanere a studiare fino alle 20:00.

"Il nostro intento attraverso questa protesta - spiegano ancora studenti e lavoratori - è chiarire quanto le Biblioteche non possano considerarsi un generico servizio ma parte integrante della didattica e luogo fondamentale per la ricerca. Per questo condanniamo le scelte economiche, finanziarie e politiche dell'Ateneo che colpiscono ancora una volta le fondamenta della formazione universitaria e i soggetti più deboli che la fanno vivere. Perciò chiediamo che i singoli Consigli di Facoltà, i Presidi e il Senato Accademico si esprimano in maniera forte e decisa impegnandosi a trovare nuove risorse per il sistema bibliotecario e a ripensare le sue politiche di gestione. Come studenti e lavoratori non siamo disposti a vederci negato il diritto allo studio e il diritto al lavoro, dato che solo su questi si può fondare l'università pubblica che noi difendiamo".

fonte: Pisanotizie
Galleria Foto. Mercoledì 3 marzo sarà una giornata davvero speciale per l’Università di Pisa, che celebrerà il 666° anno accademico dalla sua fondazione ufficiale, avvenuta con la Bolla “In supremae dignitatis” di Papa Clemente VI emessa a Villanova, presso Avignone, il 3 settembre del 1343. La cerimonia si terrà nell’Aula Magna Nuova della Sapienza, a partire dalle ore 11, con la Relazione inaugurale del rettore Marco Pasquali, cui seguirà l’intervento del dottor Leonardo Maugeri, direttore Strategie e sviluppo di Eni Spa e tra i massimi esperti mondiali di energia.

Questo è quanto si leggeva dal sito dell'Ateneo pisano negli ultimi giorni. C'è da dire che sicuramente è stata una giornata molto speciale, ma non solo grazie al lavoro degli organizzatori della cerimonia. Appena l'aula Magna della Sapienza era piena di gente tirata a lustro c'è stata, per così dire, un'incursione, che ha spostato l'attenzione e creato imbarazzo tra i presenti, soprattutto quelli delle prime file.

Partendo da principio. Stamattina intorno alle undici un gran via vai al piano superiore della Sapienza, il momento era solenne e si capiva dalle personalità presenti. Il sindaco, il monsignore (forse il vescovo?), l'ex rettore Modica, nonché i rappresentanti delle forze armate. Ovviamente non mancavano tutti i rappresentanti della gloriosa istituzione universitaria, tra Rettore, Prorettori e dirigenti vari.
Si è sfiorata la comicità quando ad aula piena, dalla porta in fondo sono apparsi i membri del Senato Accademico, che oltre ad aver constatato, soprattutto negli ultimi tempi, che non incidono molto nei processi decisionali (per usare un'eufemismo), gli tocca pure di mettersi in ridicolo in queste occasioni, vestendo abiti a dir poco esilaranti. Il Rettore era capofila, con l'ermellino al collo. Vi lascio immaginare.

Parte il discorso del Rettore, parla di una situazione tragica di tagli che arrivano dal governo e si dice dispiaciuto di dover iniziare proprio con un'intervento un po' critico, con il rischio di rovinare la festa. D'altronde sono stati fatti tutti gli sforzi possibili, tipo quello di accorpare l'inaugurazione dell'anno accademico e la consegna delle onorificenze, di solito svolti in giorni separati. Complimenti per lo sforzo, verrebbe da dire.

C'è però chi pensa che si dovrebbero fare ben altri sforzi e magari si dovrebbe dare segnali di controtendenza in direzione del governo, anziche di completa subordinazione, evitando di far cadere i tagli sempre sui soggetti più deboli e sui servizi essenziali.

Per questi motivi arrivano i guasta-feste.
Un folto gruppo di studenti con al seguito alcuni precari irrompono nella sala con striscione, cartelloni, megafono e palloncini.
La festa vera ha inizio, a discapito della cerimonia in pompa magna di certi ottuagenari che potremo chiamare “tromboni” invece di usare la solita nomenclatura inflazionata.

Gli studenti prendono parola a turno intorno al megafono, bloccando la cerimonia. I contenuti sono chiari, l'Ateneo versa in grave crisi, i precari stabilizzandi tecnici amministrativi non vengono stabilizzati nonostante anni e anni di precariato e nonostante accordo sottoscritto alla direzione provinciale del lavoro, inoltre non vengono assunti nuovi ricercatori, a cui casomai vengono proposti contratti gratuiti di insegnamento, bloccando così l'essenziale ricambio generazionale del corpo docente. Nonostante tutto ciò, l'Ateneo non cessa di emettere onorificenze, titoli e cerimonie.
Il punto principale che poi vanno a toccare gli studenti riguarda le biblioteche. Da lunedì partiranno i nuovi orari, due sole biblioteche mantengono il servizio serale fino alle 23.00, matematica e filosofia, per le altre le chiusure verranno anticipate alle 18.00, in alcuni casi si chiude il sabato mattina e le riduzioni degli orari sono destinate ad aumentare con il tempo.
Mentre si continua a pagare fino a 1.900 euro di tasse l'anno, i servizi diminuiscono, e in questo caso 17 lavoratori, alcuni dei quali presenti, si ritrovano tagli enormi nei loro monte ore settimali. Si parla di riduzioni di oltre il 50%, i lavoratori finiscono dunque sul lastrico con una media di 16 ore a settimana ciascuno di servizio.

Di fronte a tutto ciò, la cerimonia di stamani rappresenta una sfacciataggine bella e buona, è come vedere i passeggeri del Titanic che continuano a ballare mentre la nave affonda, sicuri che per loro è già pronta la scialuppa di salvataggio, a disposizione solo della 1° classe, ovviamente.

Finiti gli interventi gli studenti lanciano la conferenza stampa fuori dall'aula magna ed escono seguiti dai giornalisti.
Il Rettore riparte nel suo discorso, come se qulacuno avesse premuto “play” da dietro, dopo la pausa data dagli “incursori”.
Da fuori qualcuno parte necessariamente con i fischi.

Insomma la cerimonia è stata rovinata ed il Rettore ha spolverato una delle sue facce migliori, quella di vetro, per nascondere l'imbarazzo.
Imbarazzo che dovrebbe piuttosto provare nel promuovere ancora certe cerimonie, nonostante la situazione drammatica che avvolge diverse categorie di lavoratori all'interno dell'Ateneo. 
 
Nel frattempo alle cinque di oggi si svolgerà una'assemblea ad economia, sul problema dei tagli alle biblioteche. La biblioteca di economia è infatti una delle sedi che da lunedì chiuderà alle 18.00, creando non pochi disagi agli studenti.
Stasera anche a scienze ci sarà un'iniziativa analoga, visto che anche per questa settimana la biblioteca chiuderà alle 18.30, anziché alle 23.00.

I lavoratori delle biblioteche da lunedì 8 marzo si ritroveranno con 16 ore settimali, e sarà così fino alla fine dell'appalto, ovvero al 31 ottobre 2011. Sarà dura per queste persone rimanere in vita dentro l'università.
 
Dopo tanti anni di precariato le onoreficenze se le meritano anche questi soggetti, che per adesso invece prendono solo calci nel sedere.
 

Università: il Senato Accademico approva l'incentivazione al prepensionamento

ma non le nuove assunzioni



E la montagna partorì il topolino. C'era grande attesa per il Senato Accademico di ieri chiamato a decidere sulle prospettive di sviluppo dell'università di Pisa. In questa occasione si sarebbero dovuti sciogliere alcuni nodi, come la stabilizzazioni dei tecnici amministrativi, il reclutamento di nuovi ricercatori ed il ricorso alle incentivazioni al prepensionamento. In realtà la discussione ha riguardato solo quest'ultimo punto, non entrando nel merito specifico del piano di assunzioni.


Il Senato ha approvato, infatti, l'incentivazione al prepensionamento volontario per tutte le fasce della docenza, con la possibilità per coloro che la accoglieranno di avere dei contratti di insegnamento con una retribuzione di 100 euro l'ora lordi. Il primo contratto avrà la durata di tre anni e sarà rinnovabile per altri tre. Inoltre si permetterà a questi docenti di ampliare la loro permanenza nel circuito accademico prolungando di due anni in più rispetto al limite previsto dal pensionamento ordinario. Per chi farà ricorso all'incentivazione si determinerà la seguente situazione: nel caso di un ricercatore la soglia del pensionamento passerà dagli attuali 65 anni a 67, per gli associati da 68 a 70 anni e per gli ordinari da 70 a 72 anni. I docenti interessati potranno presentare domanda entro il 15 marzo.


Nella delibera non si entra del merito dell'utilizzo delle risorse che si libereranno con questa manovra, eccetto un generico accenno al fatto che sarà propedeutica ad una politica di reclutamento. Riguardo alle assunzioni il Senato Accademico non ha così preso alcuna decisione specifica, non pronunciandosi sulla necessità o meno di rispettare l'accordo siglato dall'ateneo con gli stabilizzandi del personale tecnico amministrativo riguardo alla loro assunzione, e che fino ad oggi l'Università di Pisa non ha onorato.


Contrari alla delibera si sono espressi i rappresentanti della lista studentesca Sinistra Per: "Ritenevamo questa proposta dell'incentivazione al prepensionamento un provvedimento di natura emergenziale, accettabile se fosse stata legata ad una scelta coraggiosa e necessaria di immissione di nuove forze all'interno del nostro ateneo. Invece di questo non c'è traccia né nella discussione né nella decisione del Senato Accademico".


"Eravamo convinti - spiega il senatore Rocco Albanese - che questa decisione sull'incentivazione fosse preliminare ad un vero confronto sul futuro del nostro ateneo, ed invece ancora una volta di questo non si è voluto parlare, rinviando la discussione sul reclutamento ad un prossimo Senato Accademico. Questo non ci può bastare".


"Abbiamo avuto la netta sensazione - prosegue Albanese - che si sia omessa la questione delle assunzioni anche da parte di molti presidi, che negli scorsi giorni avevano preso delle posizioni favorevoli nei confronti dell'immissione di nuovi ricercatori e della stabilizzazione del personale tecnico-amministrativo. Questo per ragioni tattiche all'interno dei rapporti di forza della classe docente. A noi queste tattiche non interessano, ma vorremmo discutere della politica che intende seguire la nostra Università".


Il rinvio al prossimo Senato Accademico di una possibile decisione sul reclutamento, preoccupa ulteriormente i rappresentanti degli studenti: "Oggi (ieri per chi legge, ndr) è stata persa un'ulteriore occasione ed ora il rischio è che approvate le incentivazioni, le assunzioni possano anche non farsi. L'amministrazione centrale non ha dato segnali chiari di volersi muovere in questa direzione. Si rischia di procedere ad un ulteriore invecchiamento del nostro ateneo, non c'è il coraggio di arricchirlo di forze nuove".


Rimane da capire cosa accadrà nelle prossime settimane e quali equilibri si verranno a determinare in vista della prossima riunione del Senato. "Chiediamo - spiegano ancora da Sinistra Per - che tutti i soggetti coinvolti prendano parola pubblicamente su quello che effettivamente pensano e quale linea politica vogliono intraprendere. Invitiamo tutti alla chiarezza. Ad esempio, cosa intende fare la Cgil, qual è il suo giudizio su ciò che è avvenuto?".


Più cauto il giudizio dell'Assemblea dei precari della ricerca e della didattica: "Ci auguriamo vivamente che la decisione del Senato sia solo un primo passo, per quanto timido, verso la stabilizzazione di tutti gli 89 tecnici amministrativi e verso il bando di 68 nuovi posti da ricercatore a tempo indeterminato. Un impegno preciso in questo senso avrebbe dato alla delibera di oggi tutt'altro peso politico. Viceversa, esiste il rischio che il piano di incentivi al pre-pensionamento, aperto solo fino al 15 marzo prossimo, si traduca in un allungamento di fatto della carriera dei docenti, lasciando irrisolti tutti gli altri problemi di fondo".


fonte: Pisanotizie

Per troppo tempo l'Università di Pisa ha rifiutato di prendere decisioni sul suo futuro, rinviando colpevolmente l'appuntamento con la questione del reclutamento di nuovi docenti e ricercatori e con l'inevitabile ricambio generazionale causato dall'impressionante invecchiamento del corpo docente. L'università sta morendo, non solo metaforicamente, e purtroppo il tempo sta per scadere.

I drastici tagli di Tremonti e la “guerra all'università pubblica” decisa dal governo hanno sicuramente pesato, ma l'amministrazione Pasquali non è esente da responsabilità, dato che troppo spesso la sua condotta è stata dettata da un unico imperativo: l'immobilismo, se si vuole essere indulgenti.

Checché ne pensi chi governa il nostro ateneo, se vogliamo uscire dalla crisi la stagione dell'immobilismo deve finire. La necessità di operare la stabilizzazione di 89 tecnici amministrativi ha costretto finalmente i membri degli organi accademici a porre all’ordine del giorno l'assunzione di nuovo personale anche tra i ricercatori, visto che secondo la legge 1/2009 almeno il 60% dei nuovi assunti deve essere costituito da ricercatori.

L'impegno di alcuni presidi e tecnici amministrativi ha portato all'elaborazione di una proposta che consentirebbe di operare la stabilizzazione e allo stesso tempo di avviare il rinnovamento del corpo docente (68 posti di ricercatore) restando al di sotto della soglia del 90% del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) per la spesa in personale. Viste le difficili condizioni dei conti del nostro ateneo, una condizione è essenziale per la riuscita di questa operazione: il pensionamento di un buon numero di docenti e ricercatori vicini al termine del loro percorso professionale. A tal fine il Senato Accademico di oggi dovrà pronunciarsi sulla possibilità di prevedere un percorso di incentivazione che consentirebbe ai docenti che decidessero di prepensionarsi di beneficiare di un contratto di docenza rimanendo all'interno della struttura universitaria.

In questa fase, davvero difficile, nella quale addirittura il semplice mantenimento delle normali attività didattiche e di ricerca è messo in serio pericolo dai tagli e dall'invecchiamento del corpo docente, chiediamo ai ricercatori e ai docenti dell'università di Pisa di guardare all'interesse dell'istituzione universitaria e di assumersi le proprie responsabilità accettando la proposta di pensionamento incentivato.

Riteniamo che la soluzione prospettata sia da accogliere perché rappresenta dopo tanti anni la prima risposta organica alla necessità di pianificare il futuro della nostra università; oltre infatti a riconoscere finalmente il diritto alla stabilizzazione dei colleghi tecnici amministrativi essa può costituire il primo atto di una politica di rilancio dell’ateneo, basato sul rinnovamento del personale ricercatore e docente a tempo indeterminato, da realizzarsi finalmente con una seria e trasparente programmazione. Tutto ciò senza privare i nostri dipartimenti del prezioso contributo di coloro che sceglieranno il pensionamento incentivato.

Ci auguriamo che già il Senato Accademico di oggi possa accogliere il nostro appello. La nostra speranza è che docenti e ricercatori - vicini al pensionamento – agiscano subito, mossi dalla consapevolezza che si tratta di una delle ultime occasioni per garantire un futuro all'ateneo di cui hanno contribuito a costruire il prestigio in Italia e nel mondo.

Assemblea dei ricercatori precari-Università di Pisa

Occupata la biblioteca di filosofia e storia dopo un' assemblea degli studenti e dei lavoratori


Contro i tagli che si stanno abbattendo sulle biblioteche, in particolare sui servizi bibliotecari appaltati, oggi si sono riuniti in assemblea un centinaio di utenti della biblioteca di filosofia e storia.

Nel giardino davanti alla biblioteca, studenti, ricercatori, dottorandi e bibliotecari esternalizzati, hanno parlato a lungo della grave situazione in cui vertono le biblioteche. Quest'anno infatti l'Ateneo di Pisa ha deciso di stanziare per i servizi appaltati solo 100.000 euro a fronte dei 239.000 spesi nel 2009.


Questo comporta che le biblioteche, a breve, chiuderanno prima, molto prima. Il servizio di apertura serale è interrotto in ogni sede, solo due le biblioteche che probabilmente chiuderanno alle 21.00 (filosofia e matematica) invece che alle 23 e per tutte le altre 14 strutture, l'orario di chiusura non supererà le 18.00.


Oltre a questo per 18 lavoratori la situazione si mette molto male. 7 di questi rischiano seriamente il licenziamento, per gli altri una diminuzione delle ore, in alcuni casi di oltre il 50%.


La condanna dell'assemblea di oggi è su tutta la linea, l'amministrazione è infatti colpevole, secondo l'assemblea, sia di non saper programmare politiche a medio/lungo termine, in riferimento soprattutto alle scelte di bilancio, conseguentemente continua a tagliare servizi essenziali agli studenti, che pagano fino a 1.900 euro di tasse l'anno e adesso manda sul lastrico 18 persone, 7 di queste lasciandole senza nemmeno la speranza di un futuro.


L'assemblea ha quindi deciso di mettere in atto la prima forma di protesta, ma ne seguiranno altre, precisano gli studenti.

Dunque tutti d'accordo con il rimanere dentro la biblioteca all'ora di chiusura, tenendo aperto fino alle 23.00, ribadendo a chi comanda l'Ateneo che la scelta di chiudere prima, non è tollerabile, soprattutto se si aggiunge il problema dei lavoratori e delle loro sorti.


Alle 20.00, quando la direttrice stava per uscire e i bibliotecari stavano per chiudere, gli studenti hanno quindi comunicato la decisione e sono rimasti a studiare. Alcuni si sono intrattenuti a parlare con la direttrice, chiedendo se non pensa che anche i dirigenti "minori" debbano prender posizione, ma l'imbarazzo dell'interlocutore non ha lasciato dubbi.


A quel punto dal "palazzo" qualcosa si è mosso, l'Università ha subito contattato la ditta che gestisce l'appalto e gli ha richiesto due operatori fino alle 23.00.


Alla fine due lavoratori stasera hanno recuperato qualche ora, le ultime prima di essere sbattuti fuori.

Dal 15 febbraio, infatti, sembra che partiranno i nuovi orari, questo è stato deciso prima ancora che i lavoratori potessero chiedere spiegazioni alla dirigenza dell'Ateneo.


Infatti proprio domani i lavoratori avranno l'incontro con il direttore amministrativo, il presidente della commissione di "indirizzo e controllo" delle biblioteche e la sua dirigente, oltre che la coordinatrice delle direttrici delle biblioteche.


Vinz


fonte: Aut-Aut