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L'assemblea di Scienze vota all'unanimità: "Bloccare a oltranza"

Sun 26 Sep 2010 03:20:26 | 0 comments
300 tra studenti, ricercatori e docenti riuniti in assemblea approvano una mozione: "Niente lezioni finché il DDL non verrà ritirato"

Dopo la delibera del 14 settembre in cui il Consiglio di Facoltà di Scienze ha rinviato l'approvazione della programmazione didattica - e di conseguenza l'inizio delle lezioni per l'Anno Accademico 2010-2011 - anche la base di Scienze mostra di condividere la protesta contro il DDL Gelmini. E rilancia, votando quasi all'unanimità (circa 250 voti favorevoli, 1 contrario e 5 astenuti) una mozione con la quale si impegna il Consiglio di Facoltà a non approvare la programmazione didattica finché il DDL non sarà ritirato dal Governo.


Una decisione netta che stavolta è stata espressa anche dalla base degli studenti, che costituivano la maggioranza dell'assemblea. Gli studenti sono i primi ad essere colpiti dallo slittamento delle lezioni, e proprio a loro si sono rivolti molti degli interventi, per spiegare che il conflitto in atto non è contro di loro, ma per la salvezza dell'università pubblica. I professori Persico, Rossi e Milani hanno illustrato i punti principali della protesta. Secondo Maurizio Persico "il taglio drastico al Fondo di Finanziamento Ordinario, utilizzato principalmente per pagare gli stipendi del personale delle università, e il blocco del turn-over che permette di sostituire solo il 50% di chi va in pensione porterà ad un complessivo calo dell'organico", nel paese Europeo che ha già il più basso rapporto tra docenti e studenti. "I ricercatori - continua Persico - saranno messi ad esaurimento, con dei contratti precari della durata complessiva massima di 8 anni al termine dei quali pochissimi di loro potranno essere assunti".


"Pisa - denuncia Milani - diverrà un'università di provincia, senza alcuna attrattiva fuori dalla Toscana. Non ci sarà alcun futuro per chi ricerca. Ho un sogno: un Governo che tratti dignitosamente l'università investendo l'1.5% del PIL. Il trattato di Lisbona prevede lo stanziamento del 3%. Adesso in Italia è solo lo 0.5%". Particolarmente efficace l'intervento del prof. Rossi che con la freddezza dei numeri illustra il futuro del nostro ateneo: "In Italia i docenti nel 2009 erano 60mila, nel 2014 saranno ridotti a 52mila. Pisa sarà colpita ancora di più: dal 2009 al 2014 ci sarà un calo del 20% di docenti, da 1767 a 1400".


Colpisce il fatto che le persone incaricate di esporre gli effetti dei tagli non siano stati scelti tra i ricercatori bensì tra i professori, a dimostrare che la riforma preoccupa tutte le fasce di docenza e che - almeno a Scienze - la solidarietà tra ricercatori e docenti è salda.

Dopo gli interventi introduttivi hanno preso la parola numerosi studenti e ricercatori, che a gran voce hanno chiesto che l'assemblea si esprimesse tramite una mozione, e che nella mozione fosse contenuta "l'unica mediazione possibile: il ritiro completo del DDL Gelmini". Federico Oliveri, ricercatore precario di Scienze per la Pace spiega: "il DDL Gelmini equivale alla cancellazione delle speranze di un'intera generazione, la mia. Vogliamo un futuro dentro l'università e ci viene negato". Si parla anche di quello che avviene nelle altre facoltà: "A Pisa - spiega un ricercatore - la scelta dell'astensione ha coinvolto il 70% dei ricercatori, e siamo decisi a non mollare. Il tempo è stretto, ed ogni tentennamento è un'espressione di consenso nei confronti del DDL". Neanche il tempo di finire la frase e nella platea circola la notizia che la data di discussione sul DDL Gelmini in Parlamento è stata anticipata dal 15 al 5 ottobre.


Nel corso della discussion si riconoscono anche"i limiti di questa forma di protesta", che, secondo Daniela Fabbrini della FLC-CGIL "da sola non basta: dobbiamo fare una manifestazione cittadina", a cui fa eco uno studente di Sinistra Per che lancia, per il 4, 5 e 6 ottobre una notte bianca dell'Università.


Emergono anche voci più critiche verso la forma di protesta adottata dai ricercatori da parte di uno studente di Fisica: "Due anni fa ho protestato e non è servito a niente, adesso non sono più disposto a fare sacrifici per una protesta statica. Andiamo a fare lezione in piazza".


L'ultimo dei professori ordinari ad intervenire è Giorgio Gallo, docente di Informatica e figura di spicco di Scienze per la Pace che esprime un disagio e una critica ai colleghi: "Noi docenti ci siamo mossi in ritardo. Non basta bloccare i consigli, dobbiamo prendere parola e partecipare alla mobilitazione". E conclude con amarezza: "Non è così drammatico se in una situazione così drammatica si perde un semestre".


A latere dell'assemblea abbiamo posto delle domande a Daniela Ceccarelli, ricercatrice di biologia, e Fabio Di Francesco, ricercatore di Chimica.


In primo luogo, un giudizio a caldo sull'assemblea.


Fabio Di Francesco: "Molto bella e partecipata, c'era un sacco di gente. Mi sarebbe piaciuto avere più interventi degli associati e degli ordinari. Sono contento soprattutto che ci sia stata la partecipazione degli studenti, che essendo appena finita l'estate finora erano stati i più assenti".


Qual è il vostro giudizio sulla posizione del corpo docente rispetto alla protesta dei ricercatori?


Fabio Di Francesco: "Penso che una grande parte degli associati e degli ordinari siano concordi con i motivi della protesta. Le differenze che si sono manifestate in altri dipartimenti dove è stata approvata la programmazione didattica sono dovute più che altro al ruolo istituzionale di alcuni docenti e alla scarsa speranza di riuscire ad essere incisivi su un governo che in diversi casi ha dimostrato di passare come uno schiacciasassi sulle istanze sociali. Ma le motivazioni sono ampiamente condivise da quasi tutto il corpo accademico".

Daniela Ceccarelli: "D'altra parte ci avrebbe fatto piacere sentire oggi la voce di più ordinari e associati per avere la loro opinione, per dare più forza al movimento.


Riguardo agli studenti avevate delle preoccupazioni riguardo alla possibilità che - essendo i soggetti direttamente colpiti dalla protesta - non vi aderissero?


Fabio Di Francesco: "Il timore che avevo era relativo  alla scarsa partecipazione. La mozione che è stata approvata di rinviare sine die l'approvazione della programmazione didattica a Scienze trae forza da un'assemblea molto ampia in cui sono stati gli studenti per primi - pur essendo i più danneggiati dalla protesta - ad assumere le posizioni più intransigenti".

Daniela Ceccarelli: "Io durante gli appelli di esame ho parlato con tutti gli studenti per illustrare la situazione, perché è importante la comunicazione con gli studenti. Da parte loro ho notato molta solidarietà verso i ricercatori e al tempo stesso molta preoccupazione per le sorti del loro percorso formativo, ma non ho mai pensato che gli studenti fossero in contrapposizione alla protesta, almeno a Biologia".


Le prossime mosse?


Fabio Di Francesco: "A questo punto non resta che cercare di estendere il più possibile questa protesta coordinandoci con gli altri atenei".



Fonte: Pisanotizie

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