Loading...

Riforma Gelmini: "Il Genocidio all'Università"

Thu 12 Nov 2009 09:07:33 | 0 comments
Ci sono genocidi perpetrati a poco a poco, e colpi di mano (il)legali compiuti nel silenzio generale. È questo probabilmente il vero male italiano: che anche le peggiori nefandezze passano ormai sotto silenzio, perché sono troppi i fronti aperti ogni giorno e si fa fatica anche a star dietro a quelli nei quali siamo coinvolti.

I fatti, comunque, sono questi. Il governo ha deciso di annullare (facendo letteralmente sparire il finanziamento relativo) la terza tornata concorsuale per il reclutamento dei giovani ricercatori universitari previsto dal famigerato "decreto Mussi". L'argomento a sostegno di questa rapina è, come al solito, dei più nobili: stiamo per approvare la nuova riforma - si dice - e perciò quel finanziamento sarà destinato a finanziare le nuove figure di ricercatori (a tempo determinato, si noti bene).


Peccato che, ancora una volta, si giochi allegramente con l'Università, come se fosse l'ultimo dei settori cui dedicare attenzione; peccato che i rettori non trovino la forza di ribellarsi a questi ‘trattamenti' non proprio gentili (probabilmente perché ne traggono vantaggio dato che, rinviando e rinviando, si trova il modo di non appesantire troppo i bilanci già così disastrati); peccato che l'opposizione non alzi la voce per difendere l'unico provvedimento valido di una gestione tra le più disastrose della storia universitaria; peccato che la maggior parte dei docenti universitari continui a fare il proprio lavoro fin troppo seriamente come se nulla fosse. Ma peccato soprattutto che questi provvedimenti abbiano effetti che ricadono, come al solito, non sui responsabili dei disastri ma su coloro che rappresentano la parte più innocente del sistema universitario reale; voglio dire coloro che legittimamente aspettavano questa tornata concorsuale per sperare di poter mettere fine a una situazione di precariato che dura già da diversi anni e nella quale certamente non si riesce a fare né buona ricerca né buona didattica. Ecco: la prospettiva che il governo offre loro è quella di aspettare ancora almeno due anni che la legge venga approvata, dopodiché riuscire con mille difficoltà ad arpionare un contratto 3+3, per altri sei anni di precariato, prima di entrare in ruolo (forse), magari a cinquant'anni, come professori associati.


Di fronte a questa situazione, appena prima di abbandonarsi al più totale sconforto, si trova solo la forza di domandarsi e di domandare: è accettabile una situazione del genere? Esiste, in questo Paese, qualcuno che ritenga ancora importante il ruolo dell'Università e della formazione superiore?


Esiste un settore del sistema universitario disposto a firmare un ideale manifesto dell'«Università che non si vergogna», nel quale, pur dichiarandosi disposti a modificare tutto quello che nell'Università deve essere modificato, si affermi che non si è più disposti ad accettare qualunque misura, difendendo la dignità del proprio ruolo e il valore della propria "missione"?


Tommaso Greco - Professore associato della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Pisa

  • SHARE

Comments




or
CAPTCHA Images