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Nov 04
Appello per un'assemblea nazionale a Roma a “La Sapienza” venerdì 20 Novembre.

Il Disegno di legge per la riforma dell'Università, da poco approvato in Consiglio dei ministri (28.10), ci impone di riprendere la parola. E' passato un anno, infatti, da quel movimento straordinario che ha congelato ogni ipotesi di riforma organica dell'università, invadendo le piazze di tutta Italia. Un movimento, quello dell'Onda, che ha saputo reinventare il conflitto in un Paese trafitto dalle destre e privo di opposizione. Un movimento che, partito nelle università, è dilagato nelle scuole e ha coinvolto anche noi, precari della ricerca, già protagonisti delle lotte contro il Ddl Moratti nell'autunno del 2005.

La forza dell'Onda ha in buona parte fermato l'iniziativa governativa (ricordiamo che al seguito dell'approvazione del Dl 137 sulla scuola – 29 ottobre del 2008, la Gelmini aveva promesso un decreto legge anche per l'università), ma non è riuscito ad ottenere l'annullamento dei tagli finanziari alla formazione, massicciamente introdotti dalla Legge 133 (8 miliardi di euro in meno per la scuola, 1.5 miliardi di euro per l'università). Oggi, nel pieno di un autunno sempre più carico di disoccupazione e di precarietà, indubbiamente ancora debole sul piano del conflitto, il governo ha ripreso l'offensiva.

Il Ddl colpisce a morte l'università pubblica, riorganizzandola a partire dall'insistenza dei tagli. Se la parte relativa alla governance prefigura università snelle (per numero di facoltà), prive di democrazia (riduzione e svuotamento delle competenze degli organi collegiali) e aziendalizzate (apertura ai privati del Consiglio di amministrazione), la seconda, quella che delega il governo al riordino del diritto allo studio secondo la retorica del merito, introduce il prestito d'onore per gli studenti, imponendo la formula del debito individuale in sostituzione ai diritti comuni.

Ma è la terza parte quella che ci riguarda di più. In primo luogo viene abolita la terza fascia di docenza, quella dei ricercatori a tempo indeterminato. Solo contratti a termine per chi fa ricerca; poi, dopo sei anni e un'abilitazione, tutti a sgomitare per i pochi posti da professore associato, in concorsi locali e notoriamente “meritocratici” ma in realtà profondamente opachi , i cui criteri restano sostanzialmente invariati rispetto a quelli attuali. In generale, questo DDL cambia tutto per non cambiare nulla. Per un verso nessuna delle proposte elaborate in questi anni dai precari viene assunta, e resta la giungla di contratti precari che caratterizzano l'università attuale (gli assegni di ricerca, le borse di studio, i contratti di docenza e altro), con la ratificazione dei contratti di docenza GRATUITI.

Per un altro verso si riduce lo spazio per la ricerca e si consolida la tendenza alla liceizzazione dell'università pubblica, in cui il compito prevalente delle figure “stabili” sarà la didattica. La riforma promette solo tagli e non è previsto alcun incremento di fondi: non si capisce quindi con quali soldi si potranno assumere i ricercatori a tempo determinato, il cui costo è superiore a quello degli attuali associati. Il tetto alla spesa per il personale confermato nel disegno di legge e i tagli pesantissimi della legge 133 che già oggi stanno producendo migliaia di licenziamenti non faranno che aggravarsi. Le campagne stampa che parlano di abolizione del precariato sono chiaramente demagogiche: questa riforma il precariato della ricerca lo moltiplica all'infinito.

E' chiaro dunque che se questo DDL venisse approvato dalle Camere si definirebbe un punto di non ritorno, meglio, la dismissione dell'università pubblica che abbiamo conosciuto fino ad adesso. Un'università, intendiamoci bene, che non ci siamo mai sognati di difendere e che abbiamo con forza e passione criticato, a partire dal nostro ruolo. Oggi è necessario, però, riprendere la critica dei tagli e del DDL che ne è diretta espressione.

Pretendere di finanziare questa riforma con i soldi dello scudo fiscale è insensato. Non si può vincolare l’università italiana alle trovate della finanza creativa del ministro dell’economia Tremonti. Resta il fatto che in Italia si spende meno dell’1% del PIL in ricerca, e questa riforma non prevede alcun incremento. Per questo riteniamo giunto il momento di riprendere parola, per confrontare analisi e proposte, ma anche e soprattutto per ridefinire una piattaforma e un'agenda di lotte condivise. Un'agenda che non si limiti ad assumere la partecipazione alle scadenze sindacali già in cantiere, ma che piuttosto faccia delle stesse occasioni per rilanciare un movimento e una campagna politica molto più ampia e a lungo termine, che riguardi l'università e la ricerca, ma che si leghi anche alle lotte degli studenti e della scuola e che cominci a immaginare e a pretendere un nuovo Welfare.

A partire da queste premesse e convinti che le nostre parole rispondano ad un'esigenza diffusa, convochiamo per venerdì 20 novembre, alle ore 10 presso Sapienza un'assemblea nazionale con il seguente odg:

1. Analisi del Ddl

2. Piattaforma delle rivendicazioni

3. Agenda delle mobilitazioni nazionali e territoriali

E' infine fondamentale coinvolgere nella partecipazione e nel dibattito gli studenti e i precari della scuola.

* Laboratori Precari (Rete di dottorandi e ricercatori precari delle Università di Roma - vai al blog)

* Coordinamento nazionale precari della ricerca – Cgil Flc


tratto da: Uniriot.org

Nov 24

Intorno alle 14:00 di ieri pomeriggio un gruppo formato da una ventina di studenti è entrato in Rettorato occupando la sala al piano terra dove si svolgono le riunioni del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione.


Qui gli studenti si sono seduti nei posti che abitualmente sono dei senatori e dei consiglieri d'amministrazione e hanno aperto la prima seduta del "Senato accademico autoconvocato ed autoriformato". Due ragazzi nei ruoli del Rettore e del Prorettore agli studenti hanno letto prima il comunicato approvato dall'assemblea nazionale di studenti e precari svoltasi a Roma lo scorso venerdì e poi un loro documento sui provvedimenti governativi in materia di univesità.


"Oggi si è riunito - ha detto il Rettore del Senato autoriformato -  il nuovo senato accademico di questo ateneo, un senato composto dai soggetti precari di questa università, i soggetti a cui la crisi viene fatta pagare giorno dopo giorno. Abbiamo convocato d'urgenza questo senato accademico perché crediamo che le politiche nazionali avallate dalla conferenza dei rettori stiano progressivamente cancellando l'università come luogo di scambio e creazione di saperi per tutti favorendo una gestione aziendalista che salvaguarda gli interessi baronali".


"Migliorare l'università - si legge nel documento - significa innanzitutto reintegrare i fondi tolti con la mannaia della legge 133: il nuovo ddl Gelmini traccia la linea di una riforma fatta senza "maggiori oneri per la finanza pubblica", crediamo invece che l'unico modo per costruire una università che garantisca un sapere di alto livello per tutti sia quello di alimentarla monetariamente. Questo non basta; devono essere ricercatori, dottorandi, studenti, tutti quelli che rendono possibile ricerca e didattica ad amministrare direttamente i fondi."


"La legge 133, la nota 160, l'ultimo ddl Gelmini - conclude il documento del Senato autoconvocato - sono le tappe salienti di un processo di smantellamento dell'università pubblica, di moltiplicazione delle forme di precariato senza tutele. Questo senato condanna duramente il processo in atto e chiede che abbia termine immediatamente".


Dopo la lettura di questi documenti gli studenti sono saliti al primo piano dove si trova l'ufficio del Rettore per consegnargli questi testi, ma il prof. Pasquali non era in Rettorato. Così i ragazzi hanno lasciato copia della delibera del "Senato autoconvocato" alla segreteria del Rettore e poi hanno lasciato Palazzo alla Giornata.


Intanto per domani alle 10:30 è prevista al Polo Carmignani l'assemblea di ateneo per discutere dei provvedimenti governativi in materia di Università e decidere i prossimi passi verso la mobilitazione.


fonte: Pisanotizie

Nov 24
Siamo in una fase molto delicata per l'università: dopo aver preparato il terreno con i tagli finanziari della 133, il governo cerca di sferrare un altro colpo con la riforma Gelmini. Insomma sembra che il piano del governo segua il proverbio “affama la bestia, ed essa ti seguirà”.

La 133 è ormai applicata senza opposizione dai rettori, e nel momento in cui emerge la distruzione che sta provocando, si impone una retorica che la giustifica con la poca meritocrazia del sistema universitario. Questa riforma non risolve i problemi reali: si smette di investire nella ricerca, gli interessi e il potere dei baroni non vengono scalfiti, prolifera invece la precarietà per ricercatori e studenti. I primi vedono ridursi la sicurezza di un reddito e la possibilità di accedere a un posto fisso, per gli studenti invece scompare il diritto a una formazione di qualità e si introduce il meccanismo del debito individuale. Il tutto coronato da un modello di gestione verticale e dall'ingresso di privati che non avranno neanche l'obbligo di investimento.

Già in questi mesi la differenziazione dei fondi ha innescato una guerra tra poveri per la spartizione delle briciole del fondo di finanziamento ordinario. La barbarie che ne è conseguita è sotto i nostri occhi: chiusura di interi corsi di studio, bandi di contratti di insegnamento gratuito, diminuzione dell'offerta didattica, riduzione del servizio bibliotecario con conseguenti licenziamenti, tentativo di aumento delle tasse per i fuori corso, tagli ai dipartimenti e alla ricerca. Questo è il prezzo da pagare perchè l'università di Pisa possa fregiarsi dell'inutile titolo di “ateneo virtuoso”.

In questo contesto è necessario rilanciare un percorso di ampio respiro, che veda insieme studenti e precari, ricercatori e bibliotecari, senza identitarismi, ma con la consapevolezza di dover incidere nei meccanismi decisionali che li vedono esclusi nonostante siano le componenti che col loro lavoro e le loro idee mantengono in piedi la baracca.

L'assemblea di ateneo convocata per Mercoledì 25 Novembre dalla lista studentesca Sinistra per, in maniera del tutto auto-referenziale, deve essere quindi trasformata in un momento di tutto il movimento nascente contro la riforma Gelmini. Abbiamo visto come lo scorso anno il movimento sia stato forte quando ha saputo organizzarsi in mille modi diversi contemporaneamente, praticando obiettivi comuni in forme molteplici, valorizzando le differenze. Un'assemblea di ateneo, per definirsi tale, non è né di Sinistra per, né del rettore, né di qualsiasi gruppo politico. L'assemblea di ateneo è di tutti.

Trasformiamo l'assemblea di mercoledì nell'inizio di un percorso che riesca a fare proprie le scommesse lanciate dall'assemblea nazionale del 20 Novembre, che individui delle date e dei progetti che tengano conto delle specificità locali e del contesto nazionale.


Mercoledì 25 Novembre
ore 10.30 polo carmignani
assemblea d'ateneo


studenti e precari dell'università di pisa
Nov 26
L'assemblea d'Ateneo di stamani (ieri 25/11, per chi legge), tenutasi nell'aula magna del Polo Carmignani alle ore 10.30, non nasceva con le migliori premesse.

Fino a ieri mattina il Rettore non aveva firmato la richiesta di sospensione delle lezioni presentata dalla lista Sinistra Per, che per queste ragioni nel pomeriggio si è recata negli uffici dell'amministrazione centrale dell'Università chiedendo aiuto ai Presidi, soprattutto a quelli che in seduta del Senato avevano espresso il loro appoggio all'iniziativa degli studenti. Dopo la pressione esercitata dai presidi insieme agli studenti, il Rettore sembrava essersi deciso in tarda serata a concedere l'autorizzazione.

Inoltre, non era un segreto che negli ultimi giorni diversi dissapori girassero intorno a questa assemblea. Questo momento pubblico era stato indetto in primo momento dalla sola Sinistra Per, senza coinvolgere l'altro gruppo di studenti impegnati già dall'anno scorso nella lotta contro il ddl 133. Nonostante ciò, anche gli altri gruppi avevano promosso tale assemblea, tuttavia pareva prematuro e fuori luogo l'atteggiamento di chiusura della famosa lista studentesca vincitrice delle ultime (ma anche penultime, e quelle prima ancora) elezioni. Alla vigilia dell'assemblea, la suddetta lista rimaneva convinta della necessità di gestire l'assemblea in completa solitudine.

Stamani si sono palesati i risultati. L'assemblea di circa duecento persone è stato un susseguirsi di critiche e attacchi.
Il numero dei partecipanti è stato molto deludente, forse complice anche il fatto che non tutti i Presidi erano a favore dell'iniziativa e che quindi non tutti hanno concesso l'interruzione della didattica.

Cronaca:
L'assemblea parte poco prima delle 11.00.
Al tavolo degli interventi i rappresentanti di Sinistra Per, aula magna quasi piena e un gruppo di Presidi nell'angolo verso le scale antincendio (pronti per la fuga?).

I primi venti minuti sono stati dedicati alle slides preparate dagli studenti, in cui si spiegava per filo e per segno la riforma Gelmini, con tutte le considerazioni critiche del caso. Terminata la “lezione” partono gli interventi. Il primo a prendere parola è uno studente di Ingegneria che inizia subito con una nota dolente che si ripresenterà in altri interventi, compreso quello di Mura (Preside di Scienze). A Ingegneria in contemporanea all'assemblea d'Ateneo c'è assemblea di facoltà, questo esclude gli aspiranti ingegneri dal partecipare a questo momento, il che dispiace e infastidisce.

Poi prende parola un dottorando di Scienze, che coglie l'occasione della presenza del preside Mura e dopo le critiche rivolte a chi gestisce l'assemblea, attacca le trasformazioni in atto nel mondo universitario, trovando spazio anche per le responsabilità dei baroni.

Interviene subito anche Mura, che chiude l'intervento facendo appello a un fronte comune contro la riforma e il taglio delle risorse, aldilà di “baroni, baronetti e marchesi”. Facile, dico io, dopo anni passati a mandare avanti gli studenti nelle lotte contro lo smantellamento dell'università pubblica, mentre loro stavano nelle retrovie ad assicurarsi i loro privilegi. Privilegi che non verranno scalfiti mai, tanto meno dalla pavida Gelmini.

Finalmente interviene uno che siede al tavolo dell'assemblea, che si lancia in un intervento molto accalorato, dove ripercorre il piano di smantellamento dell'università pubblica da parte del governo e lancia due momenti di mobilitazione futuri: il 2 dicembre e l'11 dicembre. Le stesse date uscite a Roma durante l'assemblea nazionale insomma.  Nella prima data c'è la volontà di proporre azioni delocalizzate, con sinistra per che sembra voler promuovere un'assemblea più "operativa"(speriamo più condivisa), nella seconda c'è una manifestazione a Roma in concomitanza con lo sciopero CGIL. In mezzo all'intervento spunta anche la proposta di “occupare il rettorato” anche se questo non troverà spazio nel documento finale dell'assemblea. A dire il vero, dopo tutte le polemiche, non è stato proprio possibile approvare un documento finale dell'assemblea.

Qualcuno parla anche del bilancio previsionale 2010 dell'Ateneo, l'approvazione sarà entro fine anno e si teme che l'università decida di tagliare ancora sui servizi, di far pagare insomma sempre ai soliti i tagli che arrivano dal ministero. Ovviamente il riferimento è diretto pure alle biblioteche, che sono state al centro di un'altra assemblea dei lavoratori, svoltasi sempre la stessa mattina.

Gli interventi si susseguono e alternano critiche a interventi più pacati, dove vengono illustrate le mobilitazioni in programma, facendo appello alla CGIL, o all'assemblea nazionale di Roma.

A differenza di Roma, però, qua mancavano i precari della ricerca e della didattica, o almeno mancava l'assemblea dei docenti e ricercatori precari. Questo perché tale organizzazione, visti i modi e le intenzioni di chi aveva convocato l'assemblea, non se l'è sentita di partecipare. Nonostante questo, gli studenti di Sinistra per qualcuno per colmare questo vuoto l'hanno trovato, infatti un ricercatore precario è intervenuto, ma a titolo personale.

L'epilogo è dei peggiori: interventi chiusi mentre ancora molta gente doveva parlare, alcuni già segnati non hanno avuto modo di fare l'intervento, tutto questo perché appena finiva l'interruzione della didattica doveva chiudersi l'assemblea e dovevano riprendere le lezioni (non sia mai) - “the show must go on”.

Sul chiudere dell'assemblea, dal tavolo hanno tentato di approvare un documento, una sorta di rivisitazione di un altro documento, quello uscito dall'assemblea nazionale di Roma. Peccato però che il documento uscito a Roma neanche è stato letto e molti non capivano di cosa si stesse parlando. Motivo per cui la chiusura dell'assemblea ha visto protagonista uno studente che ha gridato alla scorrettezza della manovra. E con questo, spalle al muro, gli studenti che gestivano l'assemblea non hanno fatto uscire nessun documento. Ovviamente da lì è partita una discussione che si è spostata fuori, perché nel frattempo gli studenti di Giurisprudenza dovevano iniziare lezione.

Le uniche cose uscite da questa assemblea, oltre la confusione e le critiche, riguardano gli appuntamenti di mobilitazione (2 e 11 dicembre), confermati da Sinistra per in assemblea, ma già usciti a Roma nell'assemblea tra i precari, gli studenti e la Flc-CGIL.

Ovviamente a Pisa si troveranno modi differenti di mettere in pratica tali momenti. Sinistra per ieri ha illustrato i suoi, ma lasciatemi dire che poteva comunicarli in altro modo, magari evitando di fare un'assemblea pubblica. Bastava chiamarla “comunicazione pubblica dei nostri intenti futuri”.

Sarebbe stato più democratico. Oltre a questo non si capisce proprio dove stava la loro assemblea di sola e rigorosa informazione, che se pur ridicola nelle intenzioni, non ha trovato spazio se non nei primi 20 minuti.

Significativo tra l'altro che proprio loro negli ultimi tempi accusano gli altri di anti-democraticità, quando non di atteggiamenti da “capi-popolo”. Alla faccia...

Per il resto si registra che in assemblea si sono viste varie colonne portanti della “democrazia” a Pisa, tra cui il presidente del circolo “PD Pisa centro” e un altro paio di ex rappresentanti di Sinistra per... andati in pensione (con laurea), ma ancora attivi a bisbigliare nelle orecchie ai giovani.

C'era chi sperava nel nuovo che avanza...
 
Vinz

Fonte: Aut-Aut

Feb 05

Occupata la biblioteca di filosofia e storia dopo un' assemblea degli studenti e dei lavoratori


Contro i tagli che si stanno abbattendo sulle biblioteche, in particolare sui servizi bibliotecari appaltati, oggi si sono riuniti in assemblea un centinaio di utenti della biblioteca di filosofia e storia.

Nel giardino davanti alla biblioteca, studenti, ricercatori, dottorandi e bibliotecari esternalizzati, hanno parlato a lungo della grave situazione in cui vertono le biblioteche. Quest'anno infatti l'Ateneo di Pisa ha deciso di stanziare per i servizi appaltati solo 100.000 euro a fronte dei 239.000 spesi nel 2009.


Questo comporta che le biblioteche, a breve, chiuderanno prima, molto prima. Il servizio di apertura serale è interrotto in ogni sede, solo due le biblioteche che probabilmente chiuderanno alle 21.00 (filosofia e matematica) invece che alle 23 e per tutte le altre 14 strutture, l'orario di chiusura non supererà le 18.00.


Oltre a questo per 18 lavoratori la situazione si mette molto male. 7 di questi rischiano seriamente il licenziamento, per gli altri una diminuzione delle ore, in alcuni casi di oltre il 50%.


La condanna dell'assemblea di oggi è su tutta la linea, l'amministrazione è infatti colpevole, secondo l'assemblea, sia di non saper programmare politiche a medio/lungo termine, in riferimento soprattutto alle scelte di bilancio, conseguentemente continua a tagliare servizi essenziali agli studenti, che pagano fino a 1.900 euro di tasse l'anno e adesso manda sul lastrico 18 persone, 7 di queste lasciandole senza nemmeno la speranza di un futuro.


L'assemblea ha quindi deciso di mettere in atto la prima forma di protesta, ma ne seguiranno altre, precisano gli studenti.

Dunque tutti d'accordo con il rimanere dentro la biblioteca all'ora di chiusura, tenendo aperto fino alle 23.00, ribadendo a chi comanda l'Ateneo che la scelta di chiudere prima, non è tollerabile, soprattutto se si aggiunge il problema dei lavoratori e delle loro sorti.


Alle 20.00, quando la direttrice stava per uscire e i bibliotecari stavano per chiudere, gli studenti hanno quindi comunicato la decisione e sono rimasti a studiare. Alcuni si sono intrattenuti a parlare con la direttrice, chiedendo se non pensa che anche i dirigenti "minori" debbano prender posizione, ma l'imbarazzo dell'interlocutore non ha lasciato dubbi.


A quel punto dal "palazzo" qualcosa si è mosso, l'Università ha subito contattato la ditta che gestisce l'appalto e gli ha richiesto due operatori fino alle 23.00.


Alla fine due lavoratori stasera hanno recuperato qualche ora, le ultime prima di essere sbattuti fuori.

Dal 15 febbraio, infatti, sembra che partiranno i nuovi orari, questo è stato deciso prima ancora che i lavoratori potessero chiedere spiegazioni alla dirigenza dell'Ateneo.


Infatti proprio domani i lavoratori avranno l'incontro con il direttore amministrativo, il presidente della commissione di "indirizzo e controllo" delle biblioteche e la sua dirigente, oltre che la coordinatrice delle direttrici delle biblioteche.


Vinz


fonte: Aut-Aut

Mar 12
Martedì pomeriggio noi studenti e lavoratori precari abbiamo organizzato un'assemblea nella facoltà di Ingegneria, alla presenza della Direttrice, per informare tutti gli utenti della Biblioteca della Facoltà di Ingegneria della grave situazione che si è venuta a creare a seguito della riduzione dei finanziamenti destinati al Sistema Bibliotecario dal nostro Ateneo e per denunciare come inaccettabile la riduzione dell'orario di apertura in vigore da questa settimana, che prevede che la Biblioteca sia aperta solo dal lunedì al venerdì dalle 8:30 alle 19.

Nel giro di due mesi si è passati da un chiusura alle 23 ad una chiusura alle 19 e alla perdita dell'apertura al sabato mattina. A ciò si aggiunge il mancato rinnovo di numerosi abbonamenti di riviste che la nostra biblioteca non ha potuto rinnovare lo scorso anno a causa di un fortissimo taglio ai finanziamenti, che ha comportato il mancato rinnovo di 104 riviste, una risorsa indispensabile per tesisti, dottorandi, ricercatori e professori. Inoltre a causa della carenza di fondi, nel 2009 la Biblioteca di Ingegneria non ha potuto comprare alcun libro.

Questi tagli hanno provocato una serie di azioni di protesta da parte degli studenti dettate dalla preoccupazione riguardo alle elementari condizioni di studio e di ricerca nella nostra Università. Le Biblioteche dell’Università devono essere considerate una ricchezza comune per l’Ateneo e per la cittadinanza e anche un servizio che gli studenti contribuiscono a finanziare con le tasse. Un servizio fondamentale per un vero diritto allo studio. Studenti e lavoratori sono le figure che stanno pagando il conto più salato delle politiche di tagli fortissimi al sistema dell'Università Pubblica operate dal governo Berlusconi e delle scelte di gestione finanziaria dell’attuale Amministrazione Centrale.

A fronte di tutto ciò, gli studenti e i lavoratori esternalizzati, chiedono l’avvio tempestivo di un percorso, di carattere pubblico, sulla tematica che porti le istituzioni ad assumersi le proprie responsabilità e soprattutto ad impegnarsi, in tempi brevi, a reperire risorse finanziarie da destinare al sistema bibliotecario, sarebbero sufficienti poche decine di migliaia di euro. Inoltre riteniamo indispensabile una discussione in merito in tutti gli organi dell’Ateneo, partendo dai Consigli di Facoltà per arrivare al Senato Accademico.


Studenti e lavoratori della biblioteca di Ingegneria.