Per queste
ragioni chiediamo, in primo luogo, il ritiro immediato del DDL Gelmini
– presentato mediaticamente come disegno “innovativo” di riforma
dell’Università – che rappresenta palesemente un progetto di
riproposizione e cristallizzazione di tutti gli elementi negativi del
sistema universitario, denunciati più volte dal movimento dell’Onda:
-
non risolve in nessun modo il problema della precarietà né del ricambio
generazionale – come propagandato dal Governo – aumentando, invece, il
fossato tra tutelati e non tutelati, tra chi è dentro e chi è fuori dal
sistema di garanzie sociali;
- non interviene sulla
governance degli atenei per innovarla, ma per chiudere i già irrisori
spazi di democrazia e partecipazione delle differenti componenti
accademiche e consolidare e rafforzare il potere delle corporazioni
responsabili del fallimento dell'università pubblica negli ultimi 30
anni;
- indebolisce ulteriormente il diritto allo studio, chiedendo
agli studenti di indebitarsi “all'americana” attraverso lo strumento
del prestito d’onore, mentre la crisi globale – che mostra il
fallimento di un sistema fondato sull'indebitamento – richiederebbe una
netta inversione di tendenza e di maggiori investimenti per garantire a
tutti l’accesso ai livelli più alti dell’istruzione superiore;
-
completa il processo di de-strutturazione e riduzione dell’Università
pubblica prefigurando, quindi, un'università complessivamente più
piccola, che non risponde alla domanda di maggiore conoscenza e
competenze che il nostro paese dovrebbe considerare centrale per le
proprie politiche di sviluppo; con l'entrata dei privati negli organi
di governo si regalano gli atenei ai poteri locali, senza che questi
diano nessun contributo alla crescita dell'università;
-
restituisce alle lobby accademiche il controllo sui concorsi, senza
incidere sulle pratiche clientelari e mettendo in competizione i
precari e gli attuali ricercatori; servirebbe, invece, un piano
straordinario di reclutamento, con un numero consistente di concorsi
che diano opportunità reali a chi garantisce il funzionamento
quotidiano della didattica e della ricerca nei nostri atenei;
-
nasconde il progetto di smantellamento selettivo dell'università dietro
il paravento della valutazione dei meriti individuali; tuttavia, non si
può far finta di non sapere che precarietà e ricattabilità rendono
impossibile una valutazione trasparente delle capacità delle persone;
la valorizzazione del merito non può prescindere da un serio
investimento (anche e soprattutto economico) sulla qualità della
didattica e della ricerca e sulla garanzia di autonomia sociale di chi
studia, di chi insegna e di chi fa ricerca nelle università. In assenza
di tali garanzie, nel contesto Italiano, l'insistenza da parte
governativa sul merito si risolve in uno strumento di ulteriore ricatto
per i precari. La retorica dell'efficienza e della meritocrazia altro
non è che uno strumento per dequalificare ulteriormente il sapere, per
stratificare e declassare la forza lavoro.
Specularmente, il
taglio dei finanziamenti per la scuola contenuto nella legge 133 di 8
miliardi di euro e la legge 169 con la cancellazione delle compresenze
e del modulo determinano un netto peggioramento della qualità della
didattica e producono migliaia di licenziamenti. A questo si aggiunge
il progetto di legge Aprea che, se approvato, porterebbe l'ingresso dei
privati nelle scuole e sarebbe causa di una assurda gerarchizzazione
della classe docente con la repressione della libertà di insegnamento e
dell'autonomia dei docenti. Allo stesso modo, la volontà di
aziendalizzare la scuola uccide l'emancipazione culturale degli
studenti. Il protagonismo del movimento dei precari della scuola, dei
genitori e degli studenti di questi ultimi mesi si salda naturalmente
con la lotta che parte dalle università per costruire una grande
risposta unitaria di tutto il mondo della conoscenza contro l'attacco
mosso da governo.
In un contesto di forte crisi sociale e produttiva, l’investimento politico ed economico sulla Scuola, sull'Università, le Accademie, i Conservatori e sulla Ricerca come beni comuni dovrebbe essere il principale strumento per il rilancio del paese, fondato sulla qualità della vita delle persone e che sappia andare oltre i limiti del modello fallimentare imposto dall'attuale classe dirigente ed imprenditoriale. L'attacco alla Scuola e all'Università al quale stiamo assistendo è parte di un'aggressione più generale, tanto più anacronistica proprio perché cade nel pieno del fallimento delle politiche di smantellamento dello stato sociale condotte negli ultimi tre decenni.
Non è un caso se l'Onda ha fatto breccia nell'immaginario: ha saputo, infatti, esprimere i bisogni e i desideri di una nuova generazione. La generazione dell'Onda ha mostrato, nel cuore della crisi globale, che in una società della conoscenza l'accesso pubblico all'università e la qualità del sapere, sono degli elementi di nuova e piena cittadinanza. Oggi, alla luce del nuovo progetto di riforma e assunto il definitivo fallimento del modello del 3+2, pensiamo sia ancor più centrale riaprire, in tutti gli atenei, la lotta per l'accesso e per la qualità del sapere, per l'abbattimento delle forme di blocco, di selezione e di segmentazione dei percorsi formativi (numeri chiusi, test d'ingresso, percorsi d'eccellenza), per la rivendicazione di spazi di decisione sulla didattica e sulla ricerca e di autogestione dei percorsi formativi.
Scuola, Università, Accademie, Conservatori e
Ricerca sono parte di un modello innovativo di welfare che sappia
rispondere alle attuali forme di sfruttamento. La continuità del
reddito, l'accesso alla casa e alla mobilità sono bisogni ormai
imprescindibili. Solo rispondendo al problema della precarietà di chi
studia e lavora nei luoghi della conoscenza con la definizione di un
nuovo welfare, si oppone una risposta al governo che non sia
corporativa, ma che sappia parlare all'intera società e attraversarla.
Per queste ragioni riteniamo decisivo rilanciare nelle prossime
settimane una campagna, in tutte le città, per rivendicare forme di
erogazione, diretta ed indiretta, di reddito per gli studenti e i
precari, che vada nella direzione del rifiuto delle forme di
precarizzazione.
Per questo, da oggi, studenti e lavoratori precari lanciano una vera e propria campagna di mobilitazione che unifichi le lotte portare avanti nelle scuole e nelle università e che, a partire da questa Assemblea nazionale, abbia il passo abbastanza lungo da mettere in discussione il percorso di questo DDL e porre all'ordine del giorno nazionale l'elaborazione di un nuovo sistema di welfare all'altezza delle sfide della società della conoscenza.
Si propone di:
- organizzare iniziative di mobilitazione sui territori, in forme molteplici, il 2 dicembre;
-
in occasione dell'11 dicembre vogliamo generalizzare lo sciopero e
assediare il Ministero, a partire dalla mobilitazione già lanciata dai
coordinamenti e dai precari delle scuole e dai sindacati;
- assediare il Parlamento in concomitanza con il calendario di discussione e votazione del DDL;
-
organizzare una grande manifestazione nazionale a Roma a inizio marzo
che, partendo dalla difesa e dal rilancio dal mondo della conoscenza,
coniughi la necessità di eliminare la precarietà lavorativa ed
esistenziale con il contrasto delle migliaia di licenziamenti
giustificati pretestuosamente con la crisi rivendicando un nuovo
sistema di welfare fondato sulla continuità di reddito per tutti,
l'accesso alla mobilità alla casa e ai servizi.
Assemblea nazionale dei precari e degli studenti
Roma, 20/11/2009
