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Jan 19

Clamoroso dietrofront dell'ateneo che non dà seguito all'intesa siglata con gli stabilizzandi del personale tecnico amministrativo presso la Direzione provinciale del Lavoro lo scorso luglio. Entro il 30 dicembre del 2009 l'Università avrebbe dovutro procedere alla prima tranche di stabilizzazioni per 30 unità di personale. La reazione del Coordinamento dei precari: "Venire meno ad un patto sottoscritto significa minare alla base qualsiasi rapporto di fiducia su cui si basa la convivenza civile. Pronti a fare ricorso al giudice"


L'ateneo di Pisa ha deciso di non rispettare l'accordo di conciliazione firmato con i rappresentanti legali degli stabilizzandi dell'Università di Pisa presso la Direzione provinciale del Lavoro nello scorso luglio, in cui si impegnava a procedere alla stabilizzazione di 91precari.


E' questa la clamorosa ed al contempo sconcertante notizia contenuta in una lettera del 30 dicembre 2009 che l'amministrazione dell'ateneo ha inviato ai diretti interessati.


Ma ricostruiamo brevemente i fatti. Dopo un braccio di ferro durato mesi l'avvocato Bimbi, per conto degli stabilizzandi, aveva firmato con i rappresentanti dell'ateneo una intesa il 21 luglio del 2009 in cui l'Università di Pisa, in virtù anche di una delibera del Consiglio di Amministrazione del 26 maggio, si impegnava a procedere entro il 31 dicembre del 2009 all'assunzione di 30 unità di personale tecnico-amministrativo inserito nelle graduatorie di stabilizzazione. L'intesa prevedeva, infatti, l'assunzione di tutti e 91 gli stabilizzandi suddivisa in tre successive tranche così articolate: 30 unità al 30 dicembre 2009, 31 al 30 giugno 2010 e 30 al 31 dicembre 2010.


Queste prime assunzioni non erano sottoposte ad alcuna condizione, mentre quelle previste nel 2010 prevedono il fatto che per poter avvenire non fosse superata la soglia del 90% del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) dell'Università. Al riguardo, però, si legge nella delibera del luglio del cda che "il processo di stabilizzazione, in caso di sforamento dei limiti, dovrà comunque concludersi integralmente nel primo anno in cui, rispetto alla previsione di consuntivo dell'anno, si ripristinerà il rapporto AF/FFO in percentuale inferiore al 90%".


Gli stabilizzandi attendevano quindi il fatidico momento in cui fosse riconosciuto loro il diritto ad essere stabilizzati ed invece ecco il colpo di scena. L'ateneo il giorno prima della scadenza prevista nell'accordo comunica con una lettera che non procederà alle assunzioni, adducendo quale motivazione il rispetto della legge 1 del 2009 che impone all'Università di destinare obbligatoriamente il 60% delle risorse per l'assunzione di ricercatori, i bandi dei quali devono essere ancora deliberati.


"La decisione di non dare seguito- spiega il Coordinamento - all'accordo è un atto grave, in quanto l'accordo di conciliazione liberamente sottoscritto fra le parti davanti alla Direttrice della Direzione Provinciale del Lavoro, costituisce titolo esecutivo, imponendo all'Ateneo l'obbligo di assumerci".


"Venire meno ad un patto sottoscritto - proseguono dal personale preacario tecnico amministrativo - significa minare alla base qualsiasi rapporto di fiducia su cui si basa la convivenza civile. Anche in ragione del fatto che vi è una delibera del Consiglio di Amministrazione precedente a quell'accordo che stabilisce le assunzioni".


Inoltre secondo il Coordinamento degli stabilizzandi le motivazioni addotte dall'ateneo per non procedere alle assunzioni, ovvero la mancanza di risorse, sono assolutamente false: "Le risorse economiche ed i punti budget resi disponibili dai pensionamenti avvenuti nel triennio 2008-2010 consentono all'Università di Pisa di procedere all'assunzione con fondi propri sia di tutti gli stabilizzandi sia dei ricercatori".


E questa tesi è confermata dalla stessa relazione approvata dal Consiglio d'amministrazione dell'Università insieme con la delibera in cui si definiva la programmazione temporale del personale tecnico amministrativo stabilizzando. Infatti in base a questo documento "nel triennio 2009-2011, tenuto contro delle cessazioni (verificatesi o previste) nel periodo 2008-2010, il monte dei punti budget è pari a 122". Di questi il 60% deve essere destinato all'assunzione di ricercatori, il che significa circa 73 punti. Mentre secondo la relazione "i punti a disposizione per l'assunzione di personale tecnico amministrativo nel triennio 2009-2011 ammontano a 24,5. Il personale tecnico amministrativo da stabilizzare ammonta a complessive 91 unità per un totale di 23,75".


Sulla base di queste calcoli lo stesso Consiglio di Amministrazione approva la relazione in cui in conclusione si afferma che "dai dati sopra esposti emerge la possibilità per l'ateneo di Pisa nel trienno 2009-2011 di completare il processo di stabilizzazione del personale interessato".


Inoltre secondo le stime del Coordinamento degli stabilizzandi se si desse seguito al piano di assunzioni come deliberato non si arriverebbe ad uno sforamento del tetto del 90% del Fondo di finanziamento ordinario: "Nel 2009 siamo intorno all'86%, il costo delle assunzioni di noi stabilizzandi e degli 80 ricercatori significherebbe un incremento del 2,62%, il che vorrebbe dire stare sempre sotto la soglia prevista dalla legge".


"Al riguardo - specificano i precari del personale tecnico amministrativo - non può essere addotta come scusa la questione dei tagli della Gelmini, in quanto non solo non sono stati ancora quantificati, ma se fossero quel 10% sul FFO di cui tanto si parla già oggi saremmo ben al disopra di quella soglia".


Allora cosa è successo dal mese di luglio ad oggi che ha spinto l'Università a cambiare idea?

"Dal punto di vista delle cifre - spiegano dal Coordinamento degli stabilizzandi - non è cambiato nulla, si tratta di una questione di volontà politica. Ci auguriamo che questo problema arrivi il prima possibile agli organi di governo dell'Università che all'oggi non hanno mai discusso di questo cambiamento di linea messo in atto dal Rettorato".


"Crediamo che l'Università debba rispettare i patti - concludono i precari - e che si riesca a sbloccare la grave situazione che si è determinata, in caso contrario saremo costretti a fare ricorso al Giudice per ottenere da parte dell'ateneo il rispetto della conciliazione".


La parola spetta ora all'Università.


fonte: Pisanotizie


Feb 01

Con l'alibi dei tagli non si rinnova il corpo docente e si ritardano le stabilizzazioni

"Il Rettore rompa il silenzio e si confronti apertamente con noi", questo il messaggio dei ricercatori-docenti precari in merito alla vicenda delle mancate assunzioni. Di seguito il comunicato stampa:

L’Università di Pisa sta attraversando un momento cruciale e comunque difficile della propria storia, ma dal rettorato giunge solo un assordante silenzio.

Senza considerare i pensionamenti dello scorso anno, da ora al 2010 andranno in pensione circa 190 docenti e ricercatori. Eppure il rettore non dà segno di voler assumere un numero di ricercatori adeguato a sostenere il ricambio generazionale e a garantire una didattica e una ricerca di qualità. Per giustificare questa posizione l'ateneo usa l'alibi dei tagli, presenti e futuri, del governo e si trincera dietro la scelta del ministro Gelmini di ridurre e di non co-finanziare la terza tranche del reclutamento straordinario di ricercatori avviato dal ministro Mussi. In realtà, proprio grazie ai numerosi pensionamenti previsti e alle risorse liberate dalla recente convenzione tra l'azienda ospedaliera universitaria e la Regione Toscana in bilancio ci sarebbero risorse per bandire circa 80 posti da ricercatore.

Inoltre, la partita dei nuovi concorsi da ricercatore è legata a filo doppio a quella della stabilizzazione degli 89 tecnici amministrativi che l'ateneo si è impegnato ad assumere su ingiunzione della Direzione Provinciale del Lavoro. In base alla legge 1/2009, per tutto il triennio 2009-2011, gli atenei devono destinare il 60% delle assunzioni di ciascun anno ai ricercatori: dunque, se vuole rispettare questa proporzione senza venire meno agli impegni assunti in sede di conciliazione con gli stabilizzandi, l'Università di Pisa dovrà bandire almeno 69 posti da ricercatore.

Mentre centinaia di precari dell’Università di Pisa aspettano invano da settimane di avere notizie precise in merito a tali decisioni, il Rettore continua a rifiutarsi di incontrare le parti interessate. In questo deprecabile vuoto di comunicazioni ufficiali, restano in campo solo i resoconti indiretti del Consiglio di amministrazione, del Senato e della cosiddetta Commissione sviluppo. Di quest'ultima in particolare, riunitasi l'ultima volta il 27 gennaio, non esistono resoconti pubblici ma alcuni membri hanno riferito di varie e contrapposte ipotesi in materia di reclutamento. La discussione non ha prodotto alcuna decisione, tanto che la commissione è già stata riconvocata per martedì prossimo.

In una simile situazione, dominata da confusione e opacità, avanziamo al Rettore una duplice richiesta: che venga riconvocato al più presto il Tavolo di confronto tra l'ateneo e Assemblea dei ricercatori precari, per poter conoscere e valutare nel merito le varie opzioni in materia di assunzioni; e che si apra un dibattito pubblico e trasparente sul bilancio dell'ateneo e sulle strategie di sviluppo che si intendono seguire nei prossimi anni, inclusi i criteri per individuare i settori disciplinari in cui bandire i nuovi posti da ricercatore.


Assemblea dei ricercatori-docenti precari

Università di Pisa

fonte: Aut Aut
Feb 09
Per troppo tempo l'Università di Pisa ha rifiutato di prendere decisioni sul suo futuro, rinviando colpevolmente l'appuntamento con la questione del reclutamento di nuovi docenti e ricercatori e con l'inevitabile ricambio generazionale causato dall'impressionante invecchiamento del corpo docente. L'università sta morendo, non solo metaforicamente, e purtroppo il tempo sta per scadere.

I drastici tagli di Tremonti e la “guerra all'università pubblica” decisa dal governo hanno sicuramente pesato, ma l'amministrazione Pasquali non è esente da responsabilità, dato che troppo spesso la sua condotta è stata dettata da un unico imperativo: l'immobilismo, se si vuole essere indulgenti.

Checché ne pensi chi governa il nostro ateneo, se vogliamo uscire dalla crisi la stagione dell'immobilismo deve finire. La necessità di operare la stabilizzazione di 89 tecnici amministrativi ha costretto finalmente i membri degli organi accademici a porre all’ordine del giorno l'assunzione di nuovo personale anche tra i ricercatori, visto che secondo la legge 1/2009 almeno il 60% dei nuovi assunti deve essere costituito da ricercatori.

L'impegno di alcuni presidi e tecnici amministrativi ha portato all'elaborazione di una proposta che consentirebbe di operare la stabilizzazione e allo stesso tempo di avviare il rinnovamento del corpo docente (68 posti di ricercatore) restando al di sotto della soglia del 90% del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) per la spesa in personale. Viste le difficili condizioni dei conti del nostro ateneo, una condizione è essenziale per la riuscita di questa operazione: il pensionamento di un buon numero di docenti e ricercatori vicini al termine del loro percorso professionale. A tal fine il Senato Accademico di oggi dovrà pronunciarsi sulla possibilità di prevedere un percorso di incentivazione che consentirebbe ai docenti che decidessero di prepensionarsi di beneficiare di un contratto di docenza rimanendo all'interno della struttura universitaria.

In questa fase, davvero difficile, nella quale addirittura il semplice mantenimento delle normali attività didattiche e di ricerca è messo in serio pericolo dai tagli e dall'invecchiamento del corpo docente, chiediamo ai ricercatori e ai docenti dell'università di Pisa di guardare all'interesse dell'istituzione universitaria e di assumersi le proprie responsabilità accettando la proposta di pensionamento incentivato.

Riteniamo che la soluzione prospettata sia da accogliere perché rappresenta dopo tanti anni la prima risposta organica alla necessità di pianificare il futuro della nostra università; oltre infatti a riconoscere finalmente il diritto alla stabilizzazione dei colleghi tecnici amministrativi essa può costituire il primo atto di una politica di rilancio dell’ateneo, basato sul rinnovamento del personale ricercatore e docente a tempo indeterminato, da realizzarsi finalmente con una seria e trasparente programmazione. Tutto ciò senza privare i nostri dipartimenti del prezioso contributo di coloro che sceglieranno il pensionamento incentivato.

Ci auguriamo che già il Senato Accademico di oggi possa accogliere il nostro appello. La nostra speranza è che docenti e ricercatori - vicini al pensionamento – agiscano subito, mossi dalla consapevolezza che si tratta di una delle ultime occasioni per garantire un futuro all'ateneo di cui hanno contribuito a costruire il prestigio in Italia e nel mondo.

Assemblea dei ricercatori precari-Università di Pisa
Feb 11

Università: il Senato Accademico approva l'incentivazione al prepensionamento

ma non le nuove assunzioni



E la montagna partorì il topolino. C'era grande attesa per il Senato Accademico di ieri chiamato a decidere sulle prospettive di sviluppo dell'università di Pisa. In questa occasione si sarebbero dovuti sciogliere alcuni nodi, come la stabilizzazioni dei tecnici amministrativi, il reclutamento di nuovi ricercatori ed il ricorso alle incentivazioni al prepensionamento. In realtà la discussione ha riguardato solo quest'ultimo punto, non entrando nel merito specifico del piano di assunzioni.


Il Senato ha approvato, infatti, l'incentivazione al prepensionamento volontario per tutte le fasce della docenza, con la possibilità per coloro che la accoglieranno di avere dei contratti di insegnamento con una retribuzione di 100 euro l'ora lordi. Il primo contratto avrà la durata di tre anni e sarà rinnovabile per altri tre. Inoltre si permetterà a questi docenti di ampliare la loro permanenza nel circuito accademico prolungando di due anni in più rispetto al limite previsto dal pensionamento ordinario. Per chi farà ricorso all'incentivazione si determinerà la seguente situazione: nel caso di un ricercatore la soglia del pensionamento passerà dagli attuali 65 anni a 67, per gli associati da 68 a 70 anni e per gli ordinari da 70 a 72 anni. I docenti interessati potranno presentare domanda entro il 15 marzo.


Nella delibera non si entra del merito dell'utilizzo delle risorse che si libereranno con questa manovra, eccetto un generico accenno al fatto che sarà propedeutica ad una politica di reclutamento. Riguardo alle assunzioni il Senato Accademico non ha così preso alcuna decisione specifica, non pronunciandosi sulla necessità o meno di rispettare l'accordo siglato dall'ateneo con gli stabilizzandi del personale tecnico amministrativo riguardo alla loro assunzione, e che fino ad oggi l'Università di Pisa non ha onorato.


Contrari alla delibera si sono espressi i rappresentanti della lista studentesca Sinistra Per: "Ritenevamo questa proposta dell'incentivazione al prepensionamento un provvedimento di natura emergenziale, accettabile se fosse stata legata ad una scelta coraggiosa e necessaria di immissione di nuove forze all'interno del nostro ateneo. Invece di questo non c'è traccia né nella discussione né nella decisione del Senato Accademico".


"Eravamo convinti - spiega il senatore Rocco Albanese - che questa decisione sull'incentivazione fosse preliminare ad un vero confronto sul futuro del nostro ateneo, ed invece ancora una volta di questo non si è voluto parlare, rinviando la discussione sul reclutamento ad un prossimo Senato Accademico. Questo non ci può bastare".


"Abbiamo avuto la netta sensazione - prosegue Albanese - che si sia omessa la questione delle assunzioni anche da parte di molti presidi, che negli scorsi giorni avevano preso delle posizioni favorevoli nei confronti dell'immissione di nuovi ricercatori e della stabilizzazione del personale tecnico-amministrativo. Questo per ragioni tattiche all'interno dei rapporti di forza della classe docente. A noi queste tattiche non interessano, ma vorremmo discutere della politica che intende seguire la nostra Università".


Il rinvio al prossimo Senato Accademico di una possibile decisione sul reclutamento, preoccupa ulteriormente i rappresentanti degli studenti: "Oggi (ieri per chi legge, ndr) è stata persa un'ulteriore occasione ed ora il rischio è che approvate le incentivazioni, le assunzioni possano anche non farsi. L'amministrazione centrale non ha dato segnali chiari di volersi muovere in questa direzione. Si rischia di procedere ad un ulteriore invecchiamento del nostro ateneo, non c'è il coraggio di arricchirlo di forze nuove".


Rimane da capire cosa accadrà nelle prossime settimane e quali equilibri si verranno a determinare in vista della prossima riunione del Senato. "Chiediamo - spiegano ancora da Sinistra Per - che tutti i soggetti coinvolti prendano parola pubblicamente su quello che effettivamente pensano e quale linea politica vogliono intraprendere. Invitiamo tutti alla chiarezza. Ad esempio, cosa intende fare la Cgil, qual è il suo giudizio su ciò che è avvenuto?".


Più cauto il giudizio dell'Assemblea dei precari della ricerca e della didattica: "Ci auguriamo vivamente che la decisione del Senato sia solo un primo passo, per quanto timido, verso la stabilizzazione di tutti gli 89 tecnici amministrativi e verso il bando di 68 nuovi posti da ricercatore a tempo indeterminato. Un impegno preciso in questo senso avrebbe dato alla delibera di oggi tutt'altro peso politico. Viceversa, esiste il rischio che il piano di incentivi al pre-pensionamento, aperto solo fino al 15 marzo prossimo, si traduca in un allungamento di fatto della carriera dei docenti, lasciando irrisolti tutti gli altri problemi di fondo".


fonte: Pisanotizie