Dopo la partecipata assemblea dell'altra
settimana, dove si sono confrontati bibliotecari strutturati,
esternalizzai e stabilizzandi, questo è il comunicato che è stato
diramato ed inviato alla stampa.
Nei diversi interventi, il personale delle biblioteche ha quindi denunciato più volte e a vario titolo la drammatica situazione che si sta affrontando nelle biblioteche dell’Ateneo che nel loro complesso compongono il Sistema Bibliotecario: la significativa riduzione delle risorse a disposizione delle biblioteche dell’Università per il 2009 non solo ha fatto diventare problematico persino l’acquisto di beni di consumo e di prima necessità, come cancelleria, lampadine e carta igienica, ma ha reso assai difficoltosa, se non addirittura impossibile, l’erogazione di servizi essenziali. Ad esempio, l’acquisto di materiale bibliografico, i servizi di prestito interbibliotecario e di fornitura articoli hanno subito necessariamente una forte contrazione, come mai si era registrata negli ultimi anni. Ulteriori riduzioni dei finanziamenti potrebbero mettere in discussione gli attuali orari di apertura e di servizio al pubblico, il rinnovo degli abbonamenti alle riviste cartacee ed elettroniche, nonché l’accesso a molte banche dati; in generale, renderebbero impossibile continuare a garantire quelli che finora sono stati servizi, risorse e strumenti fondamentali per l’espletamento delle attività istituzionali dell’Ateneo, quali sono la didattica e la ricerca.
Questa difficoltà a “tirare avanti” è ulteriormente aggravata dalla completa incertezza, ad oggi, circa le risorse disponibili per il 2010 e quindi dall’impossibilità a pianificare entrate ed uscite future: “navigare a vista” non è più sopportabile. In molti hanno rappresentato la preoccupazione che, senza interventi adeguati, si finisca per distruggere il tanto di buono costruito negli ultimi anni, ovvero un Sistema bibliotecario frutto di un non facile, ma necessario processo di trasformazione e svecchiamento che ha portato, da realtà bibliotecarie tra loro frammentate, disomogenee, inefficienti e in certi casi difficilmente accessibili e disperse all’interno dei Dipartimenti, alla creazione di veri e propri centri bibliotecari, erogatori di servizi e di conoscenze e gestiti secondo condivisi criteri di sistema, punti di riferimento per gli studenti oltre che per i docenti. A fronte di tutto questo, i lavoratori riuniti in assemblea chiedono all'Università l’organizzazione di un incontro pubblico sulle biblioteche e il loro futuro, in cui si possano confrontare le molteplici realtà che partecipano al mondo delle biblioteche stesse a partire dai docenti e dagli studenti.
L’assemblea ha deciso anche, prendendo il testimone di quel Coordinamento che più di dieci anni fa ha dato un contributo determinante in termini di idee, proposte e azioni positive alla nascita e crescita del Sistema bibliotecario di ateneo, di costituire un Coordinamento dei lavoratori delle biblioteche quale strumento di analisi, monitoraggio, confronto ed elaborazione di proposte e iniziative.

Se di danni si parla, è evidente che a subirli sono i soggetti più deboli, quelli su cui vengono scaricati anni di malgestione e i sempre maggiori tagli.
Le questioni che in questo momento attanagliano i lavoratori di questo Ateneo sono più o meno tre.
1° Gli stabilizzandi tecnici amministrativi.
Nella graduatoria dei tecnici amministrativi da stabilizzare, ovvero quelli con contratti a tempo determinato e con le clausole idonee alla stabilizzazione, ci sono attualmente una novantina di persone.
Tramite un lungo braccio di ferro e un'azione legale, visto che le stabilizzazioni sono previste per legge, i precari sono riusciti a far firmare all'Università un'intesa presso la direzione provinciale del lavoro. Tale firma, arrivata dopo una delibera del consiglio d'amministrazione, prometteva l'assunzione di tutti gli stabilizzandi in tre “tranche” di 30 lavoratori ciascuna. La prima tranche, ovvero i primi 30 lavoratori precari, dovevano essere assunti entro dicembre 2009, per la seconda e la terza, i restanti 60 lavoratori, la situazione è più complicata. L'università promette di assumere a giugno 2010 i secondi trenta e a dicembre 2010 gli ultimi. Queste due ultime tranche però sono legate al famoso tetto del 90% di spesa al personale in rapporto al fondo di funzionamento ordinario che arriva dal ministero. Se il tetto viene sfondato, niente assunzioni, finchè non si rientra. Dunque almeno la prima tranche doveva essere “sicura”.
Purtroppo però a gennaio 2010, al rientro in servizio, i precari non vedono stabilizzazione. Viene meno un patto sottoscritto, viene meno il diritto dei lavoratori. Per alcuni di essi l'Ateneo pratica un aumento delle ore di servizio, quasi a dare un contentino per addolcire la pillola amara rappresentata dalla promessa non mantenuta.
Atto ignobile e contro ogni limite, direte voi? Ma non finisce qui.
2° Ricercatori precari.
Dicembre 2008, cade la scura dei tagli tremontiani sull'Università (ddl 133), quindi si paventano situazioni di bilancio future molto critiche. Il Rettore, nonostante questo, rassicura i precari della ricerca, nel tentativo forse di cavalcare la protesta contro la legge del governo. Esclama dunque su tutti i giornali che ci sarebbero stati 65 concorsi di ricercatore nel 2010.
L'ostruzionismo della Gelmini crea però nuovi ostacoli, ma resta la possibilità di bandire 17 concorsi oltre ai 17 sicuri perché finanziati dal ministero. La tabella del ministero uscita nel dicembre 2009, parla chiara in questo senso. Ad oggi, 21 gennaio 2010, il Rettore non ha ancora risposto alla richiesta dei precari della ricerca di convocare d'urgenza un tavolo di confronto allo scopo di discutere dell'utilizzo di questi fondi che arrivano dal ministero e che riguardano l'ultima tranche dei cosiddetti "fondi Mussi". Insomma non è dato sapere a tutto l'Ateneo, cosa intenderà fare l'Università di Pisa, perché il Rettore continua a tacere.
Come è possibile?
C'è dell'altro.
3° The last but not the least: i Bibliotecari esternalizzati.
Innanzitutto è bene sapere che c'è una cooperativa che, attualmente,
gestisce attraverso 18 lavoratori tutti i servizi integrativi delle
biblioteche (che poi tanto integrativi non sono...). Lavorano su
appalto regolarmente affidato con gara triennale, rinnovabile per altri
tre anni.
Sulla gara d'appalto si potrebbe dire molto, tipo che il criterio
dell'offerta economicamente più bassa, quando si esternalizzano servizi
culturali, la dice lunga su quali siano le intenzioni di questa
università in ambito culturale. Ma andando al sodo. A due giorni dal
rientro in servizio, dopo le vacanze natalizie, viene comunicato ai
lavoratori che alcune biblioteche hanno ridotto i servizi di apertura,
conseguentemente hanno ridotto le loro ore.
La situazione è questa, a Medicina si chiude il sabato mattina, ad
Antichistica invece che alle 20.00 si chiude tutti i giorni alle 18.00,
il sabato pomeriggio a Matematica e Fisica vuole essere abolito e
stessa sorte per il sabato mattina ad Economia. Scelte fatte, in molti
casi, dalle direttrici, ma c'è da dire che alcune (non tutte) avevano
previsto di non far perdere ore agli esternalizzati, magari attraverso
qualche spostamento.
Non tutte però ci riescono, qualcuno dei lavoratori perde comunque fino
a 10 ore settimanali, perde la possibilità di avere un contratto
decente, ma non è ancora tutto...
Si ventila l'ipotesi che due strutture chiudano i servizi di apertura
serale, che doveva riprendere a metà febbraio, appena finiti gli
appelli d'esame (logico no?). Le strutture sono, Ingegneria ed
Economia, due delle più grandi biblioteche universitarie. Niente più
apertura fino alle 23.00 insomma, alle 20.00 tutti a casa, o forse pure
alle 19.00.
Sempre idea di alcune direttrici, che commentano dicendo che il serale
è un lusso che non si possono più permettere. Chissà se invece il
servizio bibliotecario si può permettere il numero spropositato di
dirigenti, messi lì a dirigere un esercito di soli generali. Ma
tant'è...
Per i lavoratori iniziano ad essere dolori, si paventano licenziamenti.
Poi martedì mattina (19/01) c'è una riunione di tutte le direttrici,
dovranno decidere il da farsi sul serale e sul nuovo orario, ed ecco
che arriva il colpo di scena.
La dirigente in capo (dirigente dei dirigenti) dice di aver avuto
un'incontro con la ragioneria dell' Ateneo e spiega a tutte quanto
segue:
Da bilancio preventivo 2009, approvato in cda a dicembre, il servizio
bibliotecario d'Ateneo, per tutto il 2010, ha risorse da investire per
l'appalto con la cooperativa di non oltre 100.000 euro.
Considerando che l'anno scorso la spesa è stata di 239.000, il taglio è
di oltre il 50%.
Hanno calcolato che anche abolendo il serale in ogni sede (tutte le
biblio chiudessero alle 19.00), la spesa diminuirebbe di soli 47.000
euro, motivo per cui sono in discussione tagli anche a tutti i servizi
giornalieri.
La dirigente passa quindi a chiedere ad ogni struttura di presentare un
piano di tagli per la propria sede, specificando che è ovvio che se
qualcuno taglia 30, qualcunaltro dovrà tagliare 70.
L'unico modo per attutire i tagli è che le varie sedi paghino con soldi
loro le ore d'appalto, ma visti i tagli dell'anno scorso alle
biblioteche e considerando che da facoltà e dipartimenti arrivano
sempre meno fondi, il finale è scontato.
Alla situazione attuale quasi tutti i lavoratori della cooperativa
stanno per perdere in media il 50% delle ore. Tutte le strutture
bibliotecarie, o quasi, avranno significative riduzioni negli orari di
apertura.
I lavoratori rischiamo di perdere il lavoro, gli studenti e tutta
l'utenza delle biblioteche perdono la possibilità di studiare in
strutture provviste di materiale di approfondimento allo studio e di
personale capace di aiutare dando informazioni bibliografiche e non
solo.
La situazione è drammatica, quanto scritto verrà formalizzato domattina
in un'incontro tra la coordinatrice della cooperativa e l'Università.
L'università comunque ha già deciso, vuole arrivare con questi 100.000
euro fino a dicembre 2010. La motivazione? Semplice, non ci sono soldi
e quindi hanno deciso di stringere la cinghia... sul collo dei
lavoratori.
Questi tagli cadono ovviamente sui lavoratori come su tutti gli utenti,
in primis gli studenti che ormai pagano fino a 1.900 euro l'anno di
tasse. Insomma tra una decina di giorni troverete dei nuovi orari
attaccati alle porte delle vostre biblioteche, vi ho avvertito.
Già... perchè tutto ciò dovrebbe entrare in vigore a febbraio e i lavoratori lo sapranno ufficialmente domani.
Quando vogliono sanno essere veloci, pure troppo.
La lista non finisce certo qui, ma diciamo che queste sono le questioni più "scottanti".
Come potete capire non c'è bisogno di andare a Termini Imerese per vedere i lavoratori sui tetti, basta avere pazienza e guardare in direzione del Palazzo “Alla Giornata”, la cui scritta adesso mi è molto più chiara.
Vinz
Bibliotecari esternalizzati sul lastrico e chiusura anticipata di tutte le biblioteche universitarie
Egr. dott. Grasso e prof. Barbuti,
Gent. me dott.ssa De Simone e dott.ssa Benedetti,
abbiamo appreso ufficialmente il 22 gennaio che per il 2010 l’Università spenderà soltanto 100.000 euro (invece dei 239.000 euro spesi nel 2009) nei servizi integrativi delle biblioteche.
A causa di questo taglio le più frequentate biblioteche dell’Università non effettueranno più l'apertura serale fino alle 23.00, mentre le altre addirittura ridurranno gli orari del tardo pomeriggio, chiudendo alle 18.00 o alle 19.00. Inoltre le biblioteche dovranno rinunciare ad aprire il venerdì pomeriggio o il sabato. Infine durante la settimana verrà dedicato pochissimo tempo alla ricollocazione dei libri sugli scaffali, creando non pochi disagi sia ai bibliotecari che agli studenti.
In sintesi questa decisione colpisce in modo drammatico noi lavoratori esternalizzati, poiché dalla prossima settimana perderemo il 50% del monte orario settimanale. Dal momento che le nostre ore di lavoro sono già poche, con salari al limite della sopravvivenza, molti di noi saranno costretti ad ingrossare le file dell’esercito dei disoccupati, per i più fortunati invece sarà difficile, nonché impossibile, vivere con nemmeno 300 euro al mese. Tra di noi alcuni lavorano nelle biblioteche dell'università da più di 6 anni e hanno saputo di stare per finire sul lastrico con nemmeno dieci giorni d’anticipo. L'atmosfera è surreale dal nostro punto di vista, poiché poco più di un anno fa abbiamo firmato un contratto legato ad un appalto di durata triennale, che ora sembra non valere più.
Ma se la perdita del lavoro di 18 persone può sembrare poco, sembra giusto sottolineare che il problema non è soltanto nostro e che vengono colpite nuovamente le biblioteche d'Ateneo, dopo che l'anno passato hanno subito ingenti tagli ai propri fondi. Non si tratta di difendere soltanto i nostri posti di lavoro, ma di difendere anche il diritto alla cultura e all'istruzione, che si formano attraverso la frequentazione delle biblioteche dove è possibile consultare materiale di studio ed essere aiutati nelle ricerche da personale qualificato. Il patrimonio culturale che racchiude in sé una biblioteca non può essere sostituito da anonime aule studio, come si vuole talvolta lasciar credere.
Alla luce di questi sconvolgimenti che ci toccano fin troppo da vicino siamo a chiedere delle spiegazioni a voi, che avete deciso la fine del nostro lavoro e non solo. Qualcuno di voi si è chiesto cosa ne pensano gli studenti di questa iniziativa, dopo aver pagato quasi 2000 euro di tasse? Oppure che cosa significa questo per le 18 persone che da anni si impegnano nel loro lavoro mettendo a disposizione dell'Università le loro capacità e la loro professionalità ?
Occupata la biblioteca di filosofia e storia dopo un' assemblea degli studenti e dei lavoratori
Contro i tagli che si stanno abbattendo sulle biblioteche, in particolare sui servizi bibliotecari appaltati, oggi si sono riuniti in assemblea un centinaio di utenti della biblioteca di filosofia e storia.
Nel giardino davanti alla biblioteca, studenti, ricercatori, dottorandi e bibliotecari esternalizzati, hanno parlato a lungo della grave situazione in cui vertono le biblioteche. Quest'anno infatti l'Ateneo di Pisa ha deciso di stanziare per i servizi appaltati solo 100.000 euro a fronte dei 239.000 spesi nel 2009.
Questo comporta che le biblioteche, a breve, chiuderanno prima, molto prima. Il servizio di apertura serale è interrotto in ogni sede, solo due le biblioteche che probabilmente chiuderanno alle 21.00 (filosofia e matematica) invece che alle 23 e per tutte le altre 14 strutture, l'orario di chiusura non supererà le 18.00.
Oltre a questo per 18 lavoratori la situazione si mette molto male. 7 di questi rischiano seriamente il licenziamento, per gli altri una diminuzione delle ore, in alcuni casi di oltre il 50%.
La condanna dell'assemblea di oggi è su tutta la linea, l'amministrazione è infatti colpevole, secondo l'assemblea, sia di non saper programmare politiche a medio/lungo termine, in riferimento soprattutto alle scelte di bilancio, conseguentemente continua a tagliare servizi essenziali agli studenti, che pagano fino a 1.900 euro di tasse l'anno e adesso manda sul lastrico 18 persone, 7 di queste lasciandole senza nemmeno la speranza di un futuro.
L'assemblea ha quindi deciso di mettere in atto la prima forma di protesta, ma ne seguiranno altre, precisano gli studenti.
Dunque tutti d'accordo con il rimanere dentro la biblioteca all'ora di chiusura, tenendo aperto fino alle 23.00, ribadendo a chi comanda l'Ateneo che la scelta di chiudere prima, non è tollerabile, soprattutto se si aggiunge il problema dei lavoratori e delle loro sorti.
Alle 20.00, quando la direttrice stava per uscire e i bibliotecari stavano per chiudere, gli studenti hanno quindi comunicato la decisione e sono rimasti a studiare. Alcuni si sono intrattenuti a parlare con la direttrice, chiedendo se non pensa che anche i dirigenti "minori" debbano prender posizione, ma l'imbarazzo dell'interlocutore non ha lasciato dubbi.
A quel punto dal "palazzo" qualcosa si è mosso, l'Università ha subito contattato la ditta che gestisce l'appalto e gli ha richiesto due operatori fino alle 23.00.
Alla fine due lavoratori stasera hanno recuperato qualche ora, le ultime prima di essere sbattuti fuori.
Dal 15 febbraio, infatti, sembra che partiranno i nuovi orari, questo è stato deciso prima ancora che i lavoratori potessero chiedere spiegazioni alla dirigenza dell'Ateneo.
Infatti proprio domani i lavoratori avranno l'incontro con il direttore amministrativo, il presidente della commissione di "indirizzo e controllo" delle biblioteche e la sua dirigente, oltre che la coordinatrice delle direttrici delle biblioteche.
Vinz

Questo è quanto si leggeva dal sito dell'Ateneo pisano negli ultimi giorni. C'è da dire che sicuramente è stata una giornata molto speciale, ma non solo grazie al lavoro degli organizzatori della cerimonia. Appena l'aula Magna della Sapienza era piena di gente tirata a lustro c'è stata, per così dire, un'incursione, che ha spostato l'attenzione e creato imbarazzo tra i presenti, soprattutto quelli delle prime file.
Partendo da principio. Stamattina intorno alle undici un gran via vai al piano superiore della Sapienza, il momento era solenne e si capiva dalle personalità presenti. Il sindaco, il monsignore (forse il vescovo?), l'ex rettore Modica, nonché i rappresentanti delle forze armate. Ovviamente non mancavano tutti i rappresentanti della gloriosa istituzione universitaria, tra Rettore, Prorettori e dirigenti vari.
Si è sfiorata la comicità quando ad aula piena, dalla porta in fondo sono apparsi i membri del Senato Accademico, che oltre ad aver constatato, soprattutto negli ultimi tempi, che non incidono molto nei processi decisionali (per usare un'eufemismo), gli tocca pure di mettersi in ridicolo in queste occasioni, vestendo abiti a dir poco esilaranti. Il Rettore era capofila, con l'ermellino al collo. Vi lascio immaginare.
Parte il discorso del Rettore, parla di una situazione tragica di tagli che arrivano dal governo e si dice dispiaciuto di dover iniziare proprio con un'intervento un po' critico, con il rischio di rovinare la festa. D'altronde sono stati fatti tutti gli sforzi possibili, tipo quello di accorpare l'inaugurazione dell'anno accademico e la consegna delle onorificenze, di solito svolti in giorni separati. Complimenti per lo sforzo, verrebbe da dire.
C'è però chi pensa che si dovrebbero fare ben altri sforzi e magari si dovrebbe dare segnali di controtendenza in direzione del governo, anziche di completa subordinazione, evitando di far cadere i tagli sempre sui soggetti più deboli e sui servizi essenziali.
Per questi motivi arrivano i guasta-feste.
Un folto gruppo di studenti con al seguito alcuni precari irrompono nella sala con striscione, cartelloni, megafono e palloncini.
La festa vera ha inizio, a discapito della cerimonia in pompa magna di certi ottuagenari che potremo chiamare “tromboni” invece di usare la solita nomenclatura inflazionata.
Gli studenti prendono parola a turno intorno al megafono, bloccando la cerimonia. I contenuti sono chiari, l'Ateneo versa in grave crisi, i precari stabilizzandi tecnici amministrativi non vengono stabilizzati nonostante anni e anni di precariato e nonostante accordo sottoscritto alla direzione provinciale del lavoro, inoltre non vengono assunti nuovi ricercatori, a cui casomai vengono proposti contratti gratuiti di insegnamento, bloccando così l'essenziale ricambio generazionale del corpo docente. Nonostante tutto ciò, l'Ateneo non cessa di emettere onorificenze, titoli e cerimonie.
Il punto principale che poi vanno a toccare gli studenti riguarda le biblioteche. Da lunedì partiranno i nuovi orari, due sole biblioteche mantengono il servizio serale fino alle 23.00, matematica e filosofia, per le altre le chiusure verranno anticipate alle 18.00, in alcuni casi si chiude il sabato mattina e le riduzioni degli orari sono destinate ad aumentare con il tempo.
Mentre si continua a pagare fino a 1.900 euro di tasse l'anno, i servizi diminuiscono, e in questo caso 17 lavoratori, alcuni dei quali presenti, si ritrovano tagli enormi nei loro monte ore settimali. Si parla di riduzioni di oltre il 50%, i lavoratori finiscono dunque sul lastrico con una media di 16 ore a settimana ciascuno di servizio.
Di fronte a tutto ciò, la cerimonia di stamani rappresenta una sfacciataggine bella e buona, è come vedere i passeggeri del Titanic che continuano a ballare mentre la nave affonda, sicuri che per loro è già pronta la scialuppa di salvataggio, a disposizione solo della 1° classe, ovviamente.
Finiti gli interventi gli studenti lanciano la conferenza stampa fuori dall'aula magna ed escono seguiti dai giornalisti.
Il Rettore riparte nel suo discorso, come se qulacuno avesse premuto “play” da dietro, dopo la pausa data dagli “incursori”.
Da fuori qualcuno parte necessariamente con i fischi.
Insomma la cerimonia è stata rovinata ed il Rettore ha spolverato una delle sue facce migliori, quella di vetro, per nascondere l'imbarazzo.
Stasera anche a scienze ci sarà un'iniziativa analoga, visto che anche per questa settimana la biblioteca chiuderà alle 18.30, anziché alle 23.00.
I lavoratori delle biblioteche da lunedì 8 marzo si ritroveranno con 16 ore settimali, e sarà così fino alla fine dell'appalto, ovvero al 31 ottobre 2011. Sarà dura per queste persone rimanere in vita dentro l'università.

Questa iniziativa ha investito Economia dopo un'assemblea degli utenti e dei lavoratori della Biblioteca della Facoltà, svoltasi negli scorsi giorni per fare il punto sugli effetti drammatici dei tagli alle risorse, che hanno comportato da lunedì 8 Marzo la chiusura anticipata della struttura alle 18:00.
"In una facoltà in cui le ultime lezioni finiscono alle 19:10 - spiegano studenti e lavoratori della biblioteca di economia - il nuovo orario rende di fatto inaccessibile la Biblioteca a una buona parte degli studenti. Nella fascia oraria dalle 18:00 alle 20:00 l'affluenza degli studenti è sempre stata notevole, e nelle ore che vanno dalle 20:00 alle 23:00 era garantita la possibilità anche agli studenti lavoratori di accedere ai materiali didattici e agli spazi fondamentali per lo studio. Inoltre gli effetti dei tagli riguardano non solo le aperture e il diritto allo studio degli studenti ma anche 17 lavoratori esternalizzati che erano impiegati in queste fasce orarie. Infatti ognuno di loro ha perso il 50% delle ore lavorative e si ritrova con stipendi da fame."
Alla luce di tutto ciò ieri pomeriggio è stata intrapresa l'iniziativa di tenere aperta la Biblioteca oltre l'orario di chiusura previsto, garantendo così a tutti quanti gli utenti di rimanere a studiare fino alle 20:00.
"Il nostro intento attraverso questa protesta - spiegano ancora studenti e lavoratori - è chiarire quanto le Biblioteche non possano considerarsi un generico servizio ma parte integrante della didattica e luogo fondamentale per la ricerca. Per questo condanniamo le scelte economiche, finanziarie e politiche dell'Ateneo che colpiscono ancora una volta le fondamenta della formazione universitaria e i soggetti più deboli che la fanno vivere. Perciò chiediamo che i singoli Consigli di Facoltà, i Presidi e il Senato Accademico si esprimano in maniera forte e decisa impegnandosi a trovare nuove risorse per il sistema bibliotecario e a ripensare le sue politiche di gestione. Come studenti e lavoratori non siamo disposti a vederci negato il diritto allo studio e il diritto al lavoro, dato che solo su questi si può fondare l'università pubblica che noi difendiamo".
fonte: Pisanotizie
