In una fase così delicata per l’ateneo di Pisa, schiacciato dai tagli ai finanziamenti e minacciato dal nuovo disegno di legge Gelmini, continuiamo a ripetere che le decisioni che riguardano il nostro futuro devono essere prese nell’ambito di discussioni pubbliche. Tutti gli interessati – lavoratori precari e strutturati, studenti, dottorandi – devono avere accesso alle informazioni rilevanti e devono potere esprimere la propria opinione sulle scelte dell'ateneo. Con questo spirito abbiamo proposto ai Senatori e al Rettore di indire un dibattito pubblico sul bilancio 2010 prima del 15 dicembre. In quella data il Consiglio di amministrazione voterà il bilancio, senza per altro aver sentito il Senato come previsto dal Regolamento finanziario: a quel punto ogni dibattito sarà superfluo. Potremo solo constatare e subire gli ennesimi tagli – alle facoltà, ai dipartimenti, ai fondi di ricerca, alle biblioteche, alle borse di dottorato – e le ennesime misure contro i lavoratori – come i contratti di insegnamento a titolo gratuito e il blocco delle assunzioni – con cui il Rettore e il Direttore amministrativo cercano di far quadrare conti che non tornano.
Rifiutando di discutere la mozione, decidendo ancora una volta di non decidere, il Senato si è assunto una pesante responsabilità politica. Si è confermato il sospetto che lo Statuto dell'università sia solo un inutile pezzo di carta, specie là dove afferma che l'ateneo “impronta la propria azione al metodo democratico” e “garantisce la partecipazione più ampia e la trasparenza dei processi decisionali”. Si è sanzionato lo svuotamento di potere del Senato accademico, succube degli arbitrii del Rettore, timoroso persino di discutere la proposta di un innocuo dibattito pubblico. A fronte dell'incapacità di chi governa l'ateneo di confrontarsi col corpo vivo dell'università, fatto di lavoratori e di studenti, la nostra campagna per un bilancio trasparente e partecipato è ancora più giustificata. Per questo andremo avanti, continuando a chiedere l'accesso ai dati del bilancio e organizzando per la prossima settimana quel dibattito pubblico che ci è stato negato.
STUDENTI E PRECARI DELL'UNIVERSITA' DI PISA
Di seguito la mozione presentata questa mattina in senato:
Mozione per il Senato Accademico del 1. dicembre 2009
Il Senato Accademico dell'Università di Pisa
preoccupato delle difficoltà e delle incertezze finanziarie cui è sottoposto l'ateneo, oltre che per il proprio disavanzo, per la riduzione del Fondo di Finanziamento Ordinario 2010 prevista dalle leggi 133/08, 126/08 (decreto ICI), 166/08 (decreto Alitalia) e 1/09, e confermata finora dalla legge finanziaria 2010 in discussione in Parlamento;
ispirandosi ai valori fondamentali riconosciuti dall'art. 2 dello Statuto dell'Università di Pisa, in cui si afferma che l'università “impronta la propria azione al metodo democratico” e “garantisce la partecipazione più ampia e la trasparenza dei processi decisionali”;
operando nell'ambito delle proprie prerogative in materia di discussione e approvazione del bilancio annuale dell'ateneo, fissate all'art. 9, comma 3 del Regolamento di Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità dell'ateneo e rispettando l'art. 17, comma 2, lettera b del Regolamento di attuazione della Legge 7 agosto 1990, n. 241, recante nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi, in base al quale sono sottratti all'accesso documenti e libri contabili, ad eccezione dei bilanci approvati con delibera dei competenti organi amministrativi.
il Rettore, il Direttore amministrativo, i responsabili degli uffici contabili e i responsabili dei centri di spesa, garantiscano la propria partecipazione attiva al dibattito; tutti i membri del Senato accademico e del Consiglio di amministrazione dell'Università di Pisa siano presenti al dibattito; tutti i lavoratori e gli studenti dell'università siano messi in condizione di partecipare al dibattito.
Pisa, 1. dicembre 2009
fonte: Aut-Aut

Se di danni si parla, è evidente che a subirli sono i soggetti più deboli, quelli su cui vengono scaricati anni di malgestione e i sempre maggiori tagli.
Le questioni che in questo momento attanagliano i lavoratori di questo Ateneo sono più o meno tre.
1° Gli stabilizzandi tecnici amministrativi.
Nella graduatoria dei tecnici amministrativi da stabilizzare, ovvero quelli con contratti a tempo determinato e con le clausole idonee alla stabilizzazione, ci sono attualmente una novantina di persone.
Tramite un lungo braccio di ferro e un'azione legale, visto che le stabilizzazioni sono previste per legge, i precari sono riusciti a far firmare all'Università un'intesa presso la direzione provinciale del lavoro. Tale firma, arrivata dopo una delibera del consiglio d'amministrazione, prometteva l'assunzione di tutti gli stabilizzandi in tre “tranche” di 30 lavoratori ciascuna. La prima tranche, ovvero i primi 30 lavoratori precari, dovevano essere assunti entro dicembre 2009, per la seconda e la terza, i restanti 60 lavoratori, la situazione è più complicata. L'università promette di assumere a giugno 2010 i secondi trenta e a dicembre 2010 gli ultimi. Queste due ultime tranche però sono legate al famoso tetto del 90% di spesa al personale in rapporto al fondo di funzionamento ordinario che arriva dal ministero. Se il tetto viene sfondato, niente assunzioni, finchè non si rientra. Dunque almeno la prima tranche doveva essere “sicura”.
Purtroppo però a gennaio 2010, al rientro in servizio, i precari non vedono stabilizzazione. Viene meno un patto sottoscritto, viene meno il diritto dei lavoratori. Per alcuni di essi l'Ateneo pratica un aumento delle ore di servizio, quasi a dare un contentino per addolcire la pillola amara rappresentata dalla promessa non mantenuta.
Atto ignobile e contro ogni limite, direte voi? Ma non finisce qui.
2° Ricercatori precari.
Dicembre 2008, cade la scura dei tagli tremontiani sull'Università (ddl 133), quindi si paventano situazioni di bilancio future molto critiche. Il Rettore, nonostante questo, rassicura i precari della ricerca, nel tentativo forse di cavalcare la protesta contro la legge del governo. Esclama dunque su tutti i giornali che ci sarebbero stati 65 concorsi di ricercatore nel 2010.
L'ostruzionismo della Gelmini crea però nuovi ostacoli, ma resta la possibilità di bandire 17 concorsi oltre ai 17 sicuri perché finanziati dal ministero. La tabella del ministero uscita nel dicembre 2009, parla chiara in questo senso. Ad oggi, 21 gennaio 2010, il Rettore non ha ancora risposto alla richiesta dei precari della ricerca di convocare d'urgenza un tavolo di confronto allo scopo di discutere dell'utilizzo di questi fondi che arrivano dal ministero e che riguardano l'ultima tranche dei cosiddetti "fondi Mussi". Insomma non è dato sapere a tutto l'Ateneo, cosa intenderà fare l'Università di Pisa, perché il Rettore continua a tacere.
Come è possibile?
C'è dell'altro.
3° The last but not the least: i Bibliotecari esternalizzati.
Innanzitutto è bene sapere che c'è una cooperativa che, attualmente,
gestisce attraverso 18 lavoratori tutti i servizi integrativi delle
biblioteche (che poi tanto integrativi non sono...). Lavorano su
appalto regolarmente affidato con gara triennale, rinnovabile per altri
tre anni.
Sulla gara d'appalto si potrebbe dire molto, tipo che il criterio
dell'offerta economicamente più bassa, quando si esternalizzano servizi
culturali, la dice lunga su quali siano le intenzioni di questa
università in ambito culturale. Ma andando al sodo. A due giorni dal
rientro in servizio, dopo le vacanze natalizie, viene comunicato ai
lavoratori che alcune biblioteche hanno ridotto i servizi di apertura,
conseguentemente hanno ridotto le loro ore.
La situazione è questa, a Medicina si chiude il sabato mattina, ad
Antichistica invece che alle 20.00 si chiude tutti i giorni alle 18.00,
il sabato pomeriggio a Matematica e Fisica vuole essere abolito e
stessa sorte per il sabato mattina ad Economia. Scelte fatte, in molti
casi, dalle direttrici, ma c'è da dire che alcune (non tutte) avevano
previsto di non far perdere ore agli esternalizzati, magari attraverso
qualche spostamento.
Non tutte però ci riescono, qualcuno dei lavoratori perde comunque fino
a 10 ore settimanali, perde la possibilità di avere un contratto
decente, ma non è ancora tutto...
Si ventila l'ipotesi che due strutture chiudano i servizi di apertura
serale, che doveva riprendere a metà febbraio, appena finiti gli
appelli d'esame (logico no?). Le strutture sono, Ingegneria ed
Economia, due delle più grandi biblioteche universitarie. Niente più
apertura fino alle 23.00 insomma, alle 20.00 tutti a casa, o forse pure
alle 19.00.
Sempre idea di alcune direttrici, che commentano dicendo che il serale
è un lusso che non si possono più permettere. Chissà se invece il
servizio bibliotecario si può permettere il numero spropositato di
dirigenti, messi lì a dirigere un esercito di soli generali. Ma
tant'è...
Per i lavoratori iniziano ad essere dolori, si paventano licenziamenti.
Poi martedì mattina (19/01) c'è una riunione di tutte le direttrici,
dovranno decidere il da farsi sul serale e sul nuovo orario, ed ecco
che arriva il colpo di scena.
La dirigente in capo (dirigente dei dirigenti) dice di aver avuto
un'incontro con la ragioneria dell' Ateneo e spiega a tutte quanto
segue:
Da bilancio preventivo 2009, approvato in cda a dicembre, il servizio
bibliotecario d'Ateneo, per tutto il 2010, ha risorse da investire per
l'appalto con la cooperativa di non oltre 100.000 euro.
Considerando che l'anno scorso la spesa è stata di 239.000, il taglio è
di oltre il 50%.
Hanno calcolato che anche abolendo il serale in ogni sede (tutte le
biblio chiudessero alle 19.00), la spesa diminuirebbe di soli 47.000
euro, motivo per cui sono in discussione tagli anche a tutti i servizi
giornalieri.
La dirigente passa quindi a chiedere ad ogni struttura di presentare un
piano di tagli per la propria sede, specificando che è ovvio che se
qualcuno taglia 30, qualcunaltro dovrà tagliare 70.
L'unico modo per attutire i tagli è che le varie sedi paghino con soldi
loro le ore d'appalto, ma visti i tagli dell'anno scorso alle
biblioteche e considerando che da facoltà e dipartimenti arrivano
sempre meno fondi, il finale è scontato.
Alla situazione attuale quasi tutti i lavoratori della cooperativa
stanno per perdere in media il 50% delle ore. Tutte le strutture
bibliotecarie, o quasi, avranno significative riduzioni negli orari di
apertura.
I lavoratori rischiamo di perdere il lavoro, gli studenti e tutta
l'utenza delle biblioteche perdono la possibilità di studiare in
strutture provviste di materiale di approfondimento allo studio e di
personale capace di aiutare dando informazioni bibliografiche e non
solo.
La situazione è drammatica, quanto scritto verrà formalizzato domattina
in un'incontro tra la coordinatrice della cooperativa e l'Università.
L'università comunque ha già deciso, vuole arrivare con questi 100.000
euro fino a dicembre 2010. La motivazione? Semplice, non ci sono soldi
e quindi hanno deciso di stringere la cinghia... sul collo dei
lavoratori.
Questi tagli cadono ovviamente sui lavoratori come su tutti gli utenti,
in primis gli studenti che ormai pagano fino a 1.900 euro l'anno di
tasse. Insomma tra una decina di giorni troverete dei nuovi orari
attaccati alle porte delle vostre biblioteche, vi ho avvertito.
Già... perchè tutto ciò dovrebbe entrare in vigore a febbraio e i lavoratori lo sapranno ufficialmente domani.
Quando vogliono sanno essere veloci, pure troppo.
La lista non finisce certo qui, ma diciamo che queste sono le questioni più "scottanti".
Come potete capire non c'è bisogno di andare a Termini Imerese per vedere i lavoratori sui tetti, basta avere pazienza e guardare in direzione del Palazzo “Alla Giornata”, la cui scritta adesso mi è molto più chiara.
Vinz
